Fernando Pessoa – Nulla

Fernando Pessoa
Il violinista pazzo
Quattro pene, Nulla

Traduzione dal testo inglese e interpretazione
di Luigi Maria Corsanico:
THE MAD FIDDLER
IV. FOUR SORROWS
NOTHING


Agustín Pío Barrios
La Catedral.Preludio
Nicholas Petrou, chitarra


Immagine:
Alfred Stieglitz. Equivalent. 1930

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Gli angeli vennero a cercarla
La trovarono al mio fianco,
lì dove le sue ali l’avevano guidata.
Gli angeli vennero per portarla via.
Aveva lasciato la loro casa,
l’eterno giorno luminoso
ed era venuta ad abitare presso di me.

Mi amava perché l’amore
ama solo le cose imperfette.
Gli angeli vennero dall’alto
e la portarono via da me.
Se la portarono via per sempre
tra le loro ali luminose.

É vero che era la loro sorella
e così vicina a Dio come loro.
Ma mi amava perché
il mio cuore non aveva una sorella.
Se la portarono via,
ed è tutto quel che accadde.

Anna Leone – Polena

Anna Leone – Polena ©2018


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Heitor Villa-Lobos, Melodia sentimental
Gustavo Tavares – Cello
Nelson Faria – Violão

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Nuda agli approdi,
fronte prodiera
tra due infiniti blu.
Esule tronco,
muto di canti di fronde e nidi,
orfano della terra che lo nutrì.
Immobile simula sull’acqua passi scalzi,
carezze tra varchi d’azzurro,
danza di fianchi e ventre
senza consegna,
di figlia mai nata al mondo.
L’ombra dei velacci
è il suo sol riparo
al tremore di derive.
Va lungo sfide d’acqua
e il corpo va sognando,
si bagna fino al buio
poi offre seni tesi
alla luce dell`alba.
Polena sui marosi
di tutti i mari,
sotto tempeste di desideri.

Anna Leone – Polena ©2018

Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922) Supplica a mia madre

Pier Paolo Pasolini
Supplica a mia madre
(Poesia in forma di rosa, 1964)


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Alexander Scriabin – Prelude in f sharp minor (Op.11 Nr.8)
Vasily Gvozdetsky (piano)

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E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.

Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore,
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.

Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.

Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.

E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.

Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:

ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.

Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.

Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.

Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…

T’amo – Paul Éluard

Paul Éluard – T’amo
da “Paul Éluard, Ultime poesie d’amore”
Passigli Poesia, 1996
Traduzione di Vincenzo Accame


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Willy Ronis, Gli innamorati della Bastiglia, 1957


Francis Poulenc
Novelette No.3 in E minor [Jiang Yi Lin]

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T’amo per tutte le donne che non ho conosciuto
T’amo per tutte le stagioni che non ho vissuto
Per l’odore d’altomare e l’odore del pane fresco
Per la neve che si scioglie per i primi fiori
Per gli animali puri che l’uomo non spaventa
T’amo per amare
T’amo per tutte le donne che non amo
Sei tu stessa a riflettermi io mi vedo cosí poco
Senza di te non vedo che un deserto
Tra il passato e il presente
Ci sono state tutte queste morti superate senza far rumore
Non ho potuto rompere il muro del mio specchio
Ho dovuto imparare parola per parola la vita
Come si dimentica
T’amo per la tua saggezza che non è la mia
Per la salute
T’amo contro tutto quello che ci illude
Per questo cuore immortale che io non posseggo
Tu credi di essere il dubbio e non sei che ragione
Tu sei il sole forte che mi inebria
Quando sono sicuro di me.

Federico García Lorca – Ci sono anime che hanno…

Federico García Lorca
Ci sono anime che hanno…
(8 febbraio 1920)
da “Poesie (Libro de poemas)”
Newton Compton, Roma, 1970
Traduzione di Claudio Rendina


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Manuel de Falla
Canción – Benita Meshulam, piano

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Ci sono anime che hanno
stelle azzurre,
mattini sfioriti
tra foglie del tempo,
casti cantucci
che conservano un antico
sussurro di nostalgia
e di sogni.
Altre anime hanno
spettri dolenti
di passioni. Frutta
con vermi. Echi
di una voce arsa
che viene di lontano
come una corrente
d’ombre. Ricordi
vuoti di pianto
e briciole di baci.
La mia anima è matura
da gran tempo,
e si dissolve
confusa di mistero.
Pietre giovanili
consunte di sogno
cadono sulle acque
dei miei pensieri.
Ogni pietra dice:
«Dio è molto lontano!».

Mario Luzi – La notte, i suoi strani affollamenti

Mario Luzi – La notte, i suoi strani affollamenti
da:
LUZI
POESIE ULTIME
E RITROVATE
a cura di Stefano Verdino
Garzanti, 2014


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Zoltán Kodály
Sonata for Cello Solo in B Minor, Op.8
Pierre Fournier

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La notte, i suoi strani affollamenti.
Figure umane
flebili, avvilite
dalla disattenzione degli umani,
mortificate dalla trascuranza,
sfiorate appena, appena rasentate
dal calore della vita quotidiana –
l’insonnia nel suo vagabondare
a sorpresa le ritrova,
l’incontro le rimuove
dai loro dormitori, svegliate
escono fuori dai ripari
d’opacità e timore
nel lucore d’una oscura reminiscenza…
quando? ci fu disordine, c’è errore.
Passo passo
deve il cammino
essere fatto ancora
a ritroso: con premura,
con umiltà di cuore
è da raccogliere
la minima, l’infima dovizia
che il tempo aveva in sé,
non profferita
e nemmeno concupita –
ma voleva
quell’èbulo
esser preso
da una mano più attenta ed amorevole
della nostra cupidigia…
C’era forse da vivere più vita
nel vivaio, da suggere
più linfa dall’ispida sterpaglia.
Cresce, frana
su di sé
la storia umana,
ne ingoia la polvere o il sentore
una memoria oscura,
fa sì
che non sia stata vana.
Ma rimorde la memoria,
la sua piaga non si sana:
la tortura di notte quello spregio
fatto alla vita, quell’offesa
all’amore non vissuti,
eppure non perduti,
presenti anch’essi dove tutto è stato,
tutto è parificato.

Pier Paolo Pasolini – La solitudine

Pier Paolo Pasolini – La solitudine
da “Trasumanar e organizzar” (1971)


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Ennio Morricone
Colonna sonora di “Teorema”


In copertina : Anatole Saderman, ritratto di P.P.Pasolini

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Bisogna essere molto forti
per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe
e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare
raffreddore, influenza e mal di gola; non si devono temere
rapinatori o assassini; se tocca camminare
per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera
bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;
specie d’inverno; col vento che tira sull’erba bagnata,
e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi;
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte
senza doveri o limiti di qualsiasi genere.
Il sesso è un pretesto. Per quanti siano gli incontri
– e anche d’inverno, per le strade abbandonate al vento,
tra le distese d’immondizia contro i palazzi lontani,
essi sono molti – non sono che momenti della solitudine;
più caldo e vivo è il corpo gentile
che unge di seme e se ne va,
più freddo e mortale è intorno il diletto deserto;
è esso che riempie di gioia, come un vento miracoloso,
non il sorriso innocente, o la torbida prepotenza
di chi poi se ne va; egli si porta dietro una giovinezza
enormemente giovane; e in questo è disumano,
perché non lascia tracce, o meglio, lascia solo una traccia
che è sempre la stessa in tutte le stagioni.
Un ragazzo ai suoi primi amori
altro non è che la fecondità del mondo.
E il mondo così arriva con lui; appare e scompare,
come una forma che muta. Restano intatte tutte le cose,
e tu potrai percorrere mezza città, non lo ritroverai più;
l’atto è compiuto, la sua ripetizione è un rito. Dunque
la solitudine è ancora più grande se una folla intera
attende il suo turno: cresce infatti il numero delle sparizioni –
l’andarsene è fuggire – e il seguente incombe sul presente
come un dovere, un sacrificio da compiere alla voglia di morte.
Invecchiando, però, la stanchezza comincia a farsi sentire,
specie nel momento in cui è appena passata l’ora di cena,
e per te non è mutato niente: allora per un soffio non urli o piangi;
e ciò sarebbe enorme se non fosse appunto solo stanchezza,
e forse un po’ di fame. Enorme, perché vorrebbe dire
che il tuo desiderio di solitudine non potrebbe essere più soddisfatto
e allora cosa ti aspetta, se ciò che non è considerato solitudine
è la solitudine vera, quella che non puoi accettare?
Non c’é cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.

Sergej Esenin – Non vagheremo più

Sergej Esenin – Non vagheremo più


Traduzione di Franco Matacotta


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Dmitri Shostakovich
Gadfly Suite Op. 97a – Romance


Fotografia: Julia Margaret Cameron
The Angel at the Tomb
Portrait of Mary Ann Hillier

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Non vagheremo più, non schiacceremo più tra gli arbusti
le bietole rosse, non cercheremo più le tracce…
Col fascio dei tuoi capelli d’avena
per sempre sei svanita dai miei sogni.
Tenera, bella, e col vermiglio
colore delle bacche sulla pelle,
eri simile a un crepuscolo rosa.
E come neve, candida e abbagliante.
Sono appassiti i chicchi dei tuoi occhi,
il tuo nome s’è dissolto come una musica,
ma è rimasto tra le pieghe gualcite dello scialle
l’aroma di miele delle mani innocenti.
Nell’ora silenziosa, quando l’alba sul tetto
come un gatto con la zampa si lava la bocca,
odo dolcemente parlare di te
le canne acquatiche che conversano col vento.
Ah mi sussurri pure la sera blu
che tu eri una canzone e un sogno.
Chi inventò la tua flessibile figura
ha toccato con le mani un luminoso mistero.
Non vagheremo più, non schiacceremo più fra gli arbusti
le bietole rosse, non cercheremo più le tracce…
Col fascio dei tuoi capelli d’avena
per sempre sei svanita dai miei sogni.


Sergej Aleksandrovič Esenin
(Traduzione di Franco Matacotta)
dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, N.200, Crocetti Editore

MARCELLO COMITINI – IL COMMENSALE SCONOSCIUTO

MARCELLO COMITINI
IL COMMENSALE SCONOSCIUTO
©
dalla raccolta “Terra colorata” edizione 2014


Lettura di Luigi Maria Corsanico


J.S.Bach – Arioso, Cantata BWV 156 – Adagio

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Finite ciò che ho cominciato
di questo lungo giorno che svanisce.
Date l’ultima gamba al tavolo
aggiungete sulla tovaglia stesa
piatti bicchieri una bottiglia
rossa di vino dal profumo amaro.
Scioglietemi le mani e i piedi,
liberate le braccia che il destino 
ha incrociato dietro la mia schiena.
Mettetelo a sedere
questo mio corpo avvolto
nel sudario del tramonto
Poggiate di fianco ai piatti il palmo delle mani
rivolte verso il basso
a terra i piedi fermi nell’attesa 
del commensale sconosciuto.
Porterà il sale, la farina gialla
grappoli d’uva appena vendemmiata.
Avrà il costato aperto e le ginocchia sanguinanti.
Sarà l’istante in cui con dita scarne
m’indicherà la strada già percorsa.
E le mani trafitte riuniranno all’infinito
il non finito dono della vita.

dalla raccolta “Terra colorata” edizione 2014 ©