Federico García Lorca – Verlaine / Tre ritratti con ombra

Federico García Lorca
Canzoni
(1921-1925)
Tre ritratti con ombra
I. Verlaine

Lettura di Luigi Maria Corsanico
da: Federico García Lorca
Tutte le poesie e tutto il teatro
A cura di Claudio Rendina e Elena Clementelli
Edizioni integrali con testo spagnolo delle poesie a fronte
Newton Compton editori

Claude Debussy
Petite pièce pour clarinette et piano (1910)
Sergio Del Mastro, clarinet
Riccardo Caramella, piano

Paul Verlaine ritratto da Gustave Courbet

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La canzone,
che non dirò mai,
s’è addormentata sulle mie labbra.
La canzone
che non dirò mai.

Sulla madreselva
c’era una lucciola
e la luna pungeva
con un raggio l’acqua.

Sognai allora
la canzone
che non dirò mai.

Canzone piena di labbra
e di alvei lontani.

Canzone piena di ore
perdute nell’ombra.

Canzone di stella viva
sopra un eterno giorno.

MARCELLO COMITINI – AMPLESSO D’AMORE

Marcello Comitini
Amplesso d’amore © 2 luglio 2020

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Auguste Rodin- L’Éternelle idole

Café 1930 – Astor Piazzolla
Javier Albares, cello
Marisa Gómez, chitarra

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Amplesso d’amore © Marcello Comitini

Tra le mie braccia, rondine taciturna
porti sulle ali
il profumo bianco del gelsomino
e luce ai passi lievi
che ci guidano nelle notti d’amore.
Nello stupore silenzioso della stanza
i nostri corpi navigano ebbri
sulle onde d’armonie profumate.
Come rondine che freme
se il vento la sfiora
carezzo le tue spalle di velluto
con le dita spingo la tua veste
che scivola lentamente
seta sulla seta
lucente del tuo corpo.
Sento l’aroma soave della magnolia
quando affondo la bocca nei tuoi capelli
le mie mani seguono
i lineamenti luminosi del tuo viso
girano intorno alle tue labbra
come gabbiani in cerca del nido.
La nuvola leggera della tua veste
s’arresta palpitante intorno ai seni.
Poi scivola inattesa
svela due rose profumate
nel pallore delle stelle.
Esita ancora come un drappo
alla curva morbida dei fianchi.

Perché tu possa sentire il mio cuore
più vicino delle mie mani
piego le ginocchia
poggio la fronte sul tuo ventre
accosto la bocca
alla freschezza del piccolo e roseo
fiore dell’ombelico.
Spingo via la veste
dai tuoi lombi sodi come frutti
e la coppa delle mie mani è colma
della polpa carnosa della mela.

Perché i nostri corpi si lascino
sommergere dalla marea dei desideri
cresciuta sulle onde
impetuose dei nostri baci
carezzi la mia nuca con le tue dita di giunco
baci le mie labbra con la punta dei seni
affondi il mio viso nel loro solco.
La veste scivola ancora scoprendo
il pube e le tue gambe
colonne di tenerezza
che s’innalzano da ciottoli lucenti
come ruscelli separati da una fonte
che le cosparge di viole e di rugiada.
Le mie dita seguono lievi
la curva del tuo ventre
e si smarriscono nell’umida macchia
di muschio e capelvenere.

Tutto di te
mi è noto e tutto è sconosciuto:
il tuo collo flessuoso
che le mie labbra sfiorano
come farfalle che volteggiano sul miele
l’incanto profumato delle spalle
la curva dei tuoi seni
il solco lungo la schiena
che scende a illuminare la misteriosa
fragranza del desiderio.

Distesi come le onde che si cullano sulla sabbia
a te mi stringi con dolcezza
col tuo corpo copri il mio corpo
d’umide alghe
perle lucenti grappoli di stelle.
E mi guardi sorridendo come fossi un dio.

Tutto di te mi dice vita e desiderio. Tutto.
Tutto di me dimentico.

Tu sei l’ansimare del mio respiro roco
le unghie che mi infiggi nella carne.
Io sono nei tuoi occhi umidi d’amore
sulle tue labbra che fremono alle mie carezze.

Tutta ti smarrisci nella felicità di ritrovare
la fragranza del tuo nido, rondine taciturna
che il mio amore va colmando con la dolcezza
del garofano penetrante.
Tutto me smarrisco
sulle mandorle molli della tua bocca
sul tuo corpo profumato di astri
fra i tuoi capelli neri come la notte
fra le gambe che ansante apri
e lasci penetrare nel solco palpitante della vita
il seme della mia.

E all’alba ci ritroviamo
nella luce dei nostri sguardi
nella sostanza infinita che ci circonda
e colma dei nostri desideri ci ricorda
quanto profonde siano in noi
le radici misteriose della notte.

2 luglio 2020

Pietro Ingrao – Eppure

Pietro Ingrao
Eppure

da “L’alta febbre del fare” (1994)


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Immagine: Edgar Caracristi ©
Alba sul ponte di ferro
Opera selezionata alla 54° Biennale d’arte di Venezia nel 2011


FüR ALINA by Arvo Pärt
(arr for solo guitar) by Marek Pasieczny

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Per gli incolori
che non hanno canto
neppure il grido,
per chi solo transita
senza nemmeno raccontare il suo respiro,
per i dispersi nelle tane, nei meandri
dove non c’è segno, né nido,
per gli oscurati dal sole altrui,
per la polvere
di cui non si può dire la storia,
per i non nati mai
perché non furono riconosciuti,
per le parole perdute nell’ansia
per gli inni che nessuno canta
essendo solo desiderio spento,
per le grandi solitudini che si affollano
i sentieri persi
gli occhi chiusi
i reclusi nelle carceri d’ombra
per gli innominati,
i semplici deserti:
fiume senza bandiere senza sponde
eppure eterno fiume dell’esistere.

Pietro Ingrao, L’alta febbre del fare (1994)

Giacomo Leopardi – A Silvia, Canti XXI

Giacomo Leopardi- Recanati, 29 giugno 1798

A Silvia, Canti XXI
(Pisa, 19-20 aprile 1828)
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Georg Philipp Telemann
Dal Concerto in sol maggiore per viola, archi e basso continuo

Immagini dei manoscritti dalla Biblioteca Nazionale di Napoli

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Silvia, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lieta e pensosa, il limitare 5
Di gioventù salivi?

Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all’opre femminili intenta 10
Sedevi, assai contenta
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri 15
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
D’in su i veroni del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce, 20
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte. 25
Lingua mortal non dice
Quel ch’io sentiva in seno.

Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o Silvia mia!
Quale allor ci apparia 30
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler di mia sventura. 35
O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor? perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?

Tu pria che l’erbe inaridisse il verno, 40
Da chiuso morbo combattuta e vinta,
Perivi, o tenerella. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi;
Non ti molceva il core
La dolce lode or delle negre chiome, 45
Or degli sguardi innamorati e schivi;
Nè teco le compagne ai dì festivi
Ragionavan d’amore.

Anche peria fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei 50
Anche negaro i fati
La giovanezza. Ahi come,
Come passata sei,
Cara compagna dell’età mia nova,
Mia lacrimata speme! 55
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l’amor, l’opre, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell’umane genti?
All’apparir del vero 60
Tu, misera, cadesti: e con la mano
La fredda morte ed una tomba ignuda
Mostravi di lontano.

TONINO GUERRA – IL MIELE

TONINO GUERRA

IL MIELE
E’ MÉL Poema
Maggioli Editore. Rimini, 1981

Lettura di Luigi Maria Corsanico

“La voce vera di questo poeta è una voce in prima persona, e in dialetto. È il suo un dialetto che, nella versione italiana, si conserva indenne o quasi indenne; è un linguaggio di gran forza, ruvido e concreto; e vi si disegna una fisionomia assorta, lunatica, visionaria, un essere che guarda il mondo da un solo angolo, e discorre soltanto con se stesso: e discorrendo soltanto con se stesso, dice parole destinate a tutti, e in cui è riflessa l’esistenza umana.”

[NATALIA GINZBURG, Il libro dell’anno: Il miele di Tonino Guerra, in “Paese Sera”, 1981, Archivio T.Guerra.]

Marcello Comitini – Ode al cane con l’uomo

Marcello Comitini
Ode al cane con l’uomo
© 15 giugno 2020
testo: https://marcellocomitini.wordpress.com/2020/06/15/ode-al-cane-con-luomo/
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Andrea Carella, Ritratto di uomo con cane. 2018

Erik Satie – Gnossienne no. 1 for Alto Flute and Piano
Piano, Paolo Bertolotto
Alto flute, Luke Pickman

Fernando Pessoa – L’amore è una compagnia

FERNANDO PESSOA. LISBONA, 13 GIUGNO 1888

Fernando Pessoa – L’amore è una compagnia
O amor é uma companhia

(10 luglio 1930)
da “O Pastor Amoroso”,
in “Poemas de Alberto Caeiro”
Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati
da: UN’AFFOLLATA SOLITUDINE
POESIE ETERONIME
Bur Rizzoli
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Tudo isto é fado (versão curta) por António Cobra

Tamara de Lempicka – The Dream, 1927

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L’amore è una compagnia.
Più non so andar solo per le strade,
ché più non posso andar solo.
Un pensiero visibile mi fa andare più in fretta
e vedere meno, e bearmi al contempo di veder tutto.
Anche l’assenza di lei è una cosa che sta con me.
E lei mi piace tanto che non so come desiderarla.
Se non la vedo, la immagino e sono forte come gli alti alberi.
Ma se la vedo tremo, non so che ne è di quel che sento nella sua assenza.
Tutto io sono forze che mi abbandonano.
Tutta la realtà mi guarda come un girasole con il volto di lei al centro.

MARCELLO COMITINI – IL TRAVAGLIO DEL TEMPO

IL TRAVAGLIO DEL TEMPO
© MARCELLO COMITINI. 28 maggio 2020
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Piet Mondrian
Self portrait, 1912

Frederic Chopin – Prelude in E minor Op.28 No.4
Eric Lu, piano

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Luigi carissimo, mi avevi annunciato la tua intenzione di leggere questi versi. E io dubitavo della loro validità. Ma la tua lettura ha messo in luce il vero nocciolo della nostra vita che i versi racchiudono: il tempo che inesorabilmente passa e ci mostra sempre più chiaramente il suo volto, macerato dal suo trascorrere, sempre più simile a quello che apparirà nel momento finale. Non è il mio commento uno di quelli fondati sulla “forma emotiva” ma sulla sostanza della nostra vita. L’immagine e la musica in sottofondo, che hai posto a corredo della lettura, si legano perfettamente al contenuto dei versi, ne fanno un tutt’uno che vibrano di malinconia nei cuori di chi li ascolterà. La malinconia, che a prima sensazione appare come un’acqua stagnante, qui si fa vento che fa vibrare i “vecchi alberi” della nostra anima. Ed è la tua voce che vibra insieme al vento!” . Marcello.

Il travaglio del tempo
© Marcello Comitini

Il travaglio del tempo
tesse in ogni mio gesto un’ombra
la rende sempre più vasta
come una nuvola gonfia di tempesta.
Squarcia il sapore della vita
si scaglia contro promesse folli.
Sentendola alle spalle mi chiedo
se sia un’ombra o un incubo.
La immagino ed è bianca
come le lenzuola di ogni notte.
Quando mi appare innanzi
la guardo in silenzio
e gli occhi le diventano rossi.
Vedo le sue mani magre
il suo cuore
un grappolo di pietre
sepolte dalla cenere.
Tracce di sale sulle labbra
che mi sorridono illividite
e schiudono le porte del lamento.
La lingua
pugnale sottile
i denti
aratri aguzzi
si staccano dal palato
mi penetrano nelle ossa
mi feriscono alle spalle.
Fingo d’ignorare la sua esistenza
ma lei insiste
ad accarezzarmi il tremore
incerto delle mie mani.
È il senso che manca
– le dico – . Ma non importa.
Le mani seppellite nelle tasche
continuo la mia strada.

Come un cane cieco
inesorabile mi segue.

28 maggio 2020