Dylan Thomas – La mano che firmò il trattato

Dylan Thomas
La mano che firmò il trattato
Lettura di Luigi Maria Corsanico
The hand that signed the paper

Dylan Thomas
Poesie
a cura di Ariodante Marianni
Einaudi, Torino 1965
Twenty-Five Poems, published by J. M. Dent & Co., London (1936).

Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92
II movimento, Allegretto
Berliner Philharmoniker, Herbert von Karajan

Disegno:
Peter Grippe
The Hand that Signed the Paper Felled a City
1960, Morris Gallery, New York

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La mano che firmò il trattato abbatté una città;
Cinque dita sovrane tassarono il respiro,
Raddoppiarono il globo dei morti e dimezzarono un paese;
Quei cinque re misero a morte un re.

La mano possente conduce a una spalla sghimbescia,
Il calcio rattrappisce le giunture delle dita;
Una penna d’un’oca ha messo fine all’omicidio
Che ha messo fine ai negoziati.

La mano che firmò il trattato produsse una febbre.
E la penuria crebbe, e le locuste vennero;
Grande è la mano che ha dominio sull’uomo
Scarabocchiando un nome.

I cinque re contano i morti, mala piaga
Incrostata non curano, la fronte non carezzano;
Una mano governa la pietà come governa i cieli;
Dalle mani non scorrono le lacrime.

* * *

The hand that signed the paper felled a city;
Five sovereign fingers taxed the breath,
Doubled the globe of dead and halved a country;
These five kings did a king to death.

The mighty hand leads to a sloping shoulder,
The finger joints are cramped with chalk;
A goose’s quill has put an end to murder
That put an end to talk.

The hand that signed the treaty bred a fever,
And famine grew, and locusts came;
Great is the hand that holds dominion over
Man by a scribbled name.

The five kings count the dead but do not soften
The crusted wound nor stroke the brow:
A hand rules pity as a hand rules heaven;
Hands have no tears to flow.

JORGE LUIS BORGES – UN PATIO / Traduzione di Domenico Porzio

Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires, 1923
Un patioLettura di Luigi Maria Corsanico

JORGE LUIS BORGES
TUTTE LE OPERE
A cura di Domenico Porzio
Volume primo
ARNOLDO MONDADORI – I Meridiani 1984

Juan Antonio Vargas y Guzmán
Sonata VIII para Guitarra
Obra extraída del álbum: Tente en el Ayre, Música Barroca de la Nueva España.
Interpretan: La Fontegara.

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Con la sera
si stancarono i due o tre colori del patio.
Questa notte la luna, il chiaro cerchio,
non domina il suo spazio.
Patio, cielo incanalato.
il patio è il declivio
sul quale straripa il cielo nella casa.
Serena
l’eternità attende al crocevia delle stelle.
È bello vivere con l’amicizia oscura
di un atrio, di una pergola e di una cisterna.

JORGE LUIS BORGES – LE CAUSE

JORGE LUIS BORGES – LE CAUSE
Jorge Luis Borges
TUTTE LE OPERE
a cura di Domenico Porzio, volume secondo
ARNOLDO MONDADORI EDITORE 1985

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Glenn Gould plays Johann Sebastian Bach’s Partita no.6 in E minor, BWV830

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I ponenti e le generazioni.
I giorni di cui nessuno fu il primo.
La frescura dell’acqua nella gola di Adamo.
L’ordinato Paradiso.
L’occhio che sta decifrando la tenebra.
L’amore dei lupi al farsi dell’alba.
La parola. L’esametro. Lo specchio.
La torre di Babele e la superbia.
La luna che guardavano i caldei.
Le sabbie innumerevoli del Gange.
Chang-Tzu e la farfalla che lo sogna.
Le mele d’oro delle isole.
I passi dell’errante labirinto.
L’infinito tessuto di Penelope.
Il tempo circolare degli stoici.
La moneta in bocca di chi è morto.
Il peso della spada sulla bilancia.
Ogni goccia d’acqua nella clessidra.
Le aquile, gli sfarzi, le legioni.
Cesare nel mattino di Farsaglia.
L’ombra delle croci sopra la terra.
L’algebra e la scacchiera del persiano.
Le tracce delle lunghe migrazioni.
La conquista di regni con la spada.
La bussola incessante. Il mare aperto.
L’eco dell’orologio nel ricordo.
Il re giustiziato con la mannaia.
La polvere infinita che fu eserciti.
La voce dell’usignolo in Danimarca.
Lo scrupoloso tratto del calligrafo.
Il volto del suicida nello specchio.
La carta di chi bara. L’oro avido.
Le forme della nube nel deserto.
Ogni arabesco del caleidoscopio.
Ogni rimorso ed anche ogni lacrima.
Tutte queste cose abbisognarono
perché le nostre mani s’incontrassero.

CHARLES BUKOWSKI FUORI POSTO

Charles Bukowski – Fuori posto /displaced
Da:
Cena a sbafo (Testo inglese a fronte)
Charles Bukowski
Traduttore: Simona Viciani
Editore: Guanda
Collana: Poeti della Fenice
Anno edizione: 2009

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Miles Davis Quintet Live at Teatro dell’Arte in Milan, Italy on October 11, 1964

Charles Bukowski – displaced 3/4/1990
Sifting Through the Madness for the Word, the Line, the Way
New Poems
John Martin Editor / HarperCollins Publishers Inc.
New York


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Brucia all’inferno
questa parte di me che non si trova bene in nessun posto
mentre le altre persone trovano cose
da fare
nel tempo che hanno
posti dove andare
insieme
cose da
dirsi.

Io sto
bruciando all’inferno
da qualche parte nel nord del Messico.
Qui i fiori non crescono.

Non sono come
gli altri
gli altri sono come
gli altri.

Si assomigliano tutti:
si riuniscono
si ritrovano
si accalcano
sono
allegri e soddisfatti
e io sto
bruciando all’inferno.

Il mio cuore ha mille anni.
Non sono come
gli altri.
Morirei nei loro prati da picnic
soffocato dalle loro bandiere
indebolito dalle loro canzoni
non amato dai loro soldati
trafitto dal loro umorismo
assassinato dalle loro preoccupazioni.

Non sono come
gli altri.
Io sto
bruciando all’inferno.

L’inferno di
me stesso.

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burning in hell
this piece of me fits in nowhere
as other people find things
to do
with their time
places to go
with one another
things to say
to each other.

I am
burning in hell
some place north of Mexico.
flowers don’t grow here.

I am not like
other people
other people are like
other people.

they are all alike:
joining
grouping
huddling
they are both
gleeful and content
and i am
burning in hell.

my heart is a thousand years old
I am not like
other people.
I’d die on their picnic grounds
smothered by their flags
slugged by their songs
unloved by their soldiers
gored by their humor
murdered by their concern.

I am not like
other people.
I am
burning in hell.

the hell of
myself.

3/4/1990

Charles Baudelaire – Spleen LX

Charles Baudelaire
I fiori del male

1857 – 1861
Traduzione di Marcello Comitini
© 2016 – Tutti i diritti riservati Comitini Marcello
Edizioni Caffè Tergeste


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Richard Wagner
Wesendonck Lieder, Träume
Jill Valentine, viola
Madeline Slettedahl, piano

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Sono pieno di ricordi come avessi mille anni.

Un mobile enorme con cassetti colmi di versi,
bilanci, processi, romanze, dolci biglietti
con spesse ciocche di capelli avvolte nelle quietanze,
nasconde meno segreti del mio triste cervello.
È una piramide, un immenso sepolcro nascosto
che contiene più morti di una fossa comune.
Io sono un cimitero che la luna rifugge,
dove lunghi versi, strisciando come rimorsi,
si accaniscono sempre sui miei morti più cari.
Sono una vecchia stanza piena di rose appassite
dove giacciono in gran disordine modelli superati,
dove pastelli lacrimosi e pallidi Boucher
aspirano il profumo vecchio di un flacone aperto.
Nulla eguaglia in lunghezza queste giornate assurde
quando sotto i fiocchi pesanti di nevose annate
la noia, frutto della piatta apatia,
assume le dimensioni di un essere immortale.
— Ormai tu non sei, o materia vivente,
che una roccia circondata da spaventose onde,
una roccia assopita in fondo a un Sahara brumoso,
una vecchia sfinge ignorata da un mondo senza pensieri,
dimenticata dagli atlanti, e dall’umore scontroso
che canta solamente ai raggi del tramonto.

FERNANDO PESSOA POESIE INEDITE

Fernando Pessoa
Poesie inedite

Traduzione di Marcello Comitini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Poesias Inéditas (1919-1930) Lisboa: Ática, 1956
Novas Poesias Inéditas. Lisboa: Ática, 1973

Dmitri Shostakovich
String Quartet No. 8 in C minor, Op. 110
1st movement (Largo)
Borodin String Quartet

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DEUS 3.6.1913

Avolte sono il dio che porto in me
E sono anche il dio, il credente e la preghiera
E il simulacro d’avorio
dove quel dio si smemora.

A volte sono solo un ateo
di quel dio che io sono quando mi esalto.
Vedo dentro me un intero cielo
ed è il puro vuoto di un cielo alto.

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22.11.1928

La speranza come un fiammifero ancora acceso,
L’ho lasciata cadere sul pavimento. Si è spenta sul pavimento illeso.
Il fallimento sociale del mio destino
L’ho riconosciuto, come un mendicante in prigione.

Ogni giorno mi trascina con qualcosa da sperare
Qualcosa che nessun giorno potrà dare.
Ogni giorno mi stanca con le sue speranze…
Ma vivere è sperare e stancarsi.

La promessa non sarà mai mantenuta
Perché nel promettere si è compiuto il destino.
Quello che si spera, se la speranza è entusiasmo,
È stato speso sperandolo, ed è già finito.

Quanta rivincita pensi contro il destino
Nemmeno i versi possono esprimerla. E il dado
Rotolato sotto il tavolo, la carta nascosta
Neppure il giocatore stanco li cerca.

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28.12.1928

La pallida luce della mattina d’inverno,
il molo e la ragione
non danno speranza, nemmeno una sola speranza,
al mio cuore.
Quel che deve essere,
sia che io lo desideri o meno.

Nel rumore del molo, nel turbinio del fiume
nella strada che si risveglia
niente più silenzio, nemmeno un nulla
per il mio sperare.
Quel che non deve essere
altrove sarà, se lo pensassi; tutto il resto è sognare.

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19 novembre 1935
Ultimo componimento poetico scritto da Fernando Pessoa undici giorni prima della morte.

Ci sono malattie peggiori delle malattie,
Ci sono dolori che non dolgono, nemmeno nell’anima,
Ma sono più dolorosi degli altri.
Ci sono angustie sognate più reali
Di quelle che la vita ci porta, ci sono sensazioni
Provate solo con l’immaginario
Che sono più nostre della nostra vita.
Ce ne sono così tante che, senza esistere,
esistono, esistono lungamente,
E lungamente sono nostre, siamo noi …
Sopra il verde torbido dell’ampio fiume
Gli archi bianchi dei gabbiani …
Sopra l’anima il volteggiare inutile
Di quel non era, né poteva essere, e questo è tutto.

Dammi più vino, perché la vita non è niente.

MARCELLO COMITINI VORREI SCRIVERE

MARCELLO COMITINI
VORREI SCRIVERE
© 20 ottobre2020
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Auguste Rodin
“Le Penseur” sur “La Porte de l’enfer”, au musée Rodin.

J. S. Bach, Matthäus-Passion : “Erbarme dich, mein Gott” BWV 244
Trascrizione per organo di Benjamin Righetti

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Ho voglia di scrivere versi e pensieri
rivoltare col vomero della penna
la terra irta di cadaveri
per amore o debolezza
verso una patria inesistente
oggi dimenticati anche dal sole
calcinati ogni giorno.
Una terra di ciechi storpi malati
teste vuote e animi servili
che accorrono sventolando
bandiere e fazzoletti
per acclamare in nome della pace
chi semina odio e vendetta.
Vorrei scrivere dei potenti
che intendono mettere
i loro piedi sui mondi mai esplorati
in cerca della salvezza
quando avranno
sfruttato questa terra.
Scrivere dei preti
che sublimano i loro corpi
tradendo la carità e la fede.
Vorrei rivoltare le tombe dei poeti
morti in solitudine
per liberarne le parole
mai ascoltate da nessuno
trasformarle in torcia
per appiccare il fuoco alle menti
soffocate dal guadagno.
Vorrei scrivere dei poveri
avvolti nel silenzio
come fumo sulla carne lessa
distesa sui piatti gelidi delle mense
imbandite di speranze vane.
Vorrei scrivere degli amori morti
poi risorti tra spine e lacrime
che trafiggono il cuore senza pietà
e trasformano le albe in tramonti.

Vorrei abbandonare il vomere
alzare i pugni al cielo
mostrargli un mondo creato per la morte.

Marcello Comitini – a bassa voce

Marcello Comitini
a bassa voce
©2020

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Gaetano Cellini
“L’umanità contro il male” (1908)
Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma

Ludwig van Beethoven – Symphony No.7 – Allegretto
Liszt Transcription / Glenn Gould

Pubblicato anche nel blog “La poesia e lo spirito” : https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2020/10/28/luigi-maria-corsanico-legge-marcello-comitini-17/

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Marcello Comitini
a bassa voce
©2020

Coloro che scrivono versi intrecciandoli di speranze
come alberi sontuosi e sottane di luce
e augurano a tutti una vita assolutamente nuova
parlino pure a voce alta.
Tu che sei arso dal lungo fuoco del disinganno
che sei meno di quel che pensi
e sei meno di te stesso parla a bassa voce.
Ancora non sai
cosa sia l’assenza, la paura, l’ansia.
Parla a bassa voce.
Un’acqua che brucia scende dagli occhi
un’aria fetida nei polmoni ha invaso
lunghe file di uomini poi svaniti
lungo corsie desolate.
Sai cos’è il dolore la disperazione il lutto?
Parla a bassa voce.
Il silenzio tesse trame di panico e d’angoscia.
Affondano le unghie nel petto
soffocano i battiti di coloro
che sono separati per sempre
condannati
nelle prigioni fredde vaganti nell’infinito.
Parla a bassa voce. Usa la poesia
per consolare le lacrime
di coloro che guardano le lunghe file dei morti.
Scrivi pacatamente.
Fai trasparire dai versi una stella a coloro
che sono rinchiusi
nella scatola delle quattro pareti
con le mani e il cuore legati
dalla disperazione e dal lutto.

Mario Benedetti – Corazón coraza / Cuore corazza

Mario Benedetti
“Corazón coraza” pertenece al libro de poemas Noción de Patria (1962-1963)


Leído por Luigi Maria Corsanico


Obras de Eugène Carrière


Chiquilin de Bachin – Astor Piazzolla
Duo Vent d’Anches:
Sophie Braconnier: flûte
Michel Lambert: accordéon

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Porque te tengo y no
porque te pienso
porque la noche está de ojos abiertos
porque la noche pasa y digo amor
porque has venido a recoger tu imagen
y eres mejor que todas tus imágenes
porque eres linda desde el pie hasta el alma
porque eres buena desde el alma a mí
porque te escondes dulce en el orgullo
pequeña y dulce
corazón coraza

porque eres mía
porque no eres mía
porque te miro y muero
y peor que muero
si no te miro amor
si no te miro

porque tú siempre existes dondequiera
pero existes mejor donde te quiero
porque tu boca es sangre
y tienes frío
tengo que amarte amor
tengo que amarte
aunque esta herida duela como dos
aunque te busque y no te encuentre
y aunque
la noche pase y yo te tenga
y no.

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Mario Benedetti
Cuore corazza
(Noción de Patria / 1962-1963)
Traduzione: Martha L. Canfield

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Perché ti ho e non ti ho
perché ti penso
perché la notte è qui ad occhi aperti
perché la notte passa e dico amore
perché sei qui a riprendere la tua immagine
e tu sei meglio di tutte le tue immagini
perché sei bella dai piedi fino all’anima
perché sei buona dall’anima fino a me
perché dolce ti nascondi nell’orgoglio
piccola e dolce

cuore corazza
perché sei mia
perché non sei mia
perché ti guardo e muoio
e peggio ancora muoio
se non ti guardo amore
se non ti guardo

perché tu esisti sempre ovunque
ma esisti meglio dove io ti voglio
e la tua bocca è sangue
e senti freddo
io devo amarti amore
ti devo amare
anche se la ferita fa male per due
anche se ti cerco e non ti trovo
e anche se
la notte passa e io ti ho
e non ti ho.