MARIO LUZI – Infra-Parlata affabulatoria di un fedele all’infelicità

MARIO LUZI
Infra-Parlata affabulatoria di un fedele all’infelicità

“Poesie ultime e ritrovate” a cura di Stefano Verdino, 2014
Garzanti
i grandi libri/ POESIA

Introduzione tratta da: Giuseppe Conte
Il Giornale del 11/02/2009

Ricerche a cura di Marcello Comitini

Presentazione e lettura del testo: Luigi Maria Corsanico

Arvo Pärt
Tabula rasa – 2. Silentium: Senza moto ·
Göteborgs Symfoniker · Erik Risberg

MARIO LUZI – ALLA MADRE

Mario Luzi – Alla madre, 1942
© Mario Luzi, Un brindisi, Sansoni, Firenze 1946

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Alexander Scriabin
Prelude in B major, Op 11 No 1
Yuja Wang, piano

~~~~~~~~~

Forse, infranto il mistero, nel chiarore
del mio ricordo un’ombra apparirai,
un nonnulla vestito di dolore.
Tu, non diversa, tu come non mai:

solo il paesaggio muterà colore.
In un nembo di cenere e di sole
identica, ma prossima al candore
del cielo passerai senza parole.

Io ti vedrò sussistere nel vago
degli sguardi serali, nel ritardo
dei fuochi che si spengono in un ago
di luce rossa a cui trema lo sguardo.
1942

MARIO LUZI – APRILE – AMORE

LUZI
LE POESIE

Volume primo
GARZANTI i grandi libri / POESIA
Primizie del deserto
III. Aprile-amore, 1951

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Franz Schubert, Piano Sonata in A major D.959: II. Andantino
Eric Lu, piano

~~~~~~~

Il pensiero della morte m’accompagna
tra i due muri di questa via che sale
e pena lungo i suoi tornanti. Il freddo
di primavera irrita i colori,
stranisce l’erba, il glicine, fa aspra
la selce; sotto cappe ed impermeabili
punge le mani secche, mette un brivido.

Tempo che soffre e fa soffrire, tempo
che in un turbine chiaro porta fiori
misti a crudeli apparizioni, e ognuna
mentre ti chiedi che cos’è sparisce
rapida nella polvere e nel vento.

Il cammino è per luoghi noti
se non che fatti irreali
prefigurano l’esilio e la morte.
Tu che sei, io che sono divenuto
che m’aggiro in così ventoso spazio,
uomo dietro una traccia fine e debole!

È incredibile ch’io ti cerchi in questo
o in altro luogo della terra dove
è molto se possiamo riconoscerci.
Ma è ancora un’età, la mia,
che s’aspetta dagli altri
quello che è in noi oppure non esiste.
L’amore aiuta a vivere, a durare,
l’amore annulla e dà principio. E quando
chi soffre o langue spera, se anche spera,
che un soccorso s’annunci di lontano,
è in lui, un soffio basta a suscitarlo.
Questo ho imparato e dimenticato mille volte,
ora da te mi torna fatto chiaro,
ora prende vivezza e verità.

La mia pena è durare oltre questo attimo.

Mario Luzi – Osso

Mario Luzi
da: Poesie ultime e ritrovate. Garzanti i grandi libri / POESIA
SOTTO SPECIE UMANA (1999)

  1. Promenade humaine I
    Osso

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Paul Hindemith
Trauermusik per Viola e archi (1936)
Yuri Bashmet, viola
Solisti di Mosca

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Che fai, terra, ti celi
o ti riveli
ti neghi
o ti concedi
all’uomo
ai suoi pensieri
ai suoi
imprendibili desideri?
oppure li ignori
e anche lui
ti ignora, e non lo crede,
vedi, ti chiede i suoi piaceri,
ti strappa i tuoi tesori, è vero,
però ti disconosce
e non gli pari
né amica né consorte,
solo avara
depositaria dei suoi averi,
solo arcigna
e vorace custode dei suoi ieri.
Ed ecco li rivuole
lui i suoi cimeli,
le sue memorie:
poi di nuovo ti usa
e ti affida le sue ceneri,
sempre trascura i tuoi misteri.
E io osso sepolto e dissepolto,
di chi sono,
dell’uomo
o tuo, terra, che umile
e ingorda m’hai pulito
e custodito,
o dell’unico
umoroso pathos –
Si scisse
ad opera del male
questo e della pena
e anela
forse alla ricongiunzione piena.
Venga,
oh venga presto irreversibilmente.

MARIO LUZI – NON ANDARTENE

Mario Luzi
Non andartene

da “Dottrina dell’estremo principiante”
Garzanti, Milano, 2004

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Samuel Barber – String Quartet in B minor Op. 11
Adagio
Dover Quartet

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Non andartene,
non lasciare
l’eclisse di te
nella mia stanza.
Chi ti cerca è il sole,
non ha pietà della tua assenza
il sole, ti trova anche nei luoghi
casuali
dove sei passata,
nei posti che hai lasciato
e in quelli dove sei
inavvertitamente andata
brucia
ed equipara
al nulla tutta quanta
la tua fervida giornata.
Eppure è stata,
è stata,
nessuna ora
sua è vanificata.

MARIO LUZI – RUGHE

Mi è venuto in mente, ascoltando questi versi ricchi di musicalità e di pensieri segreti, il commento di un tale che, avendo acquistato sul web il volume Poesie ultime e ritrovate, si lamentava di un poeta che “scrive parole prive di senso”. E tale può apparire a chi non conosce la poetica di questo Grande Poeta, se pone attenzione alle parole di questa poesia, in particolare a queste : “denti neghittosi/e morbidi”. Ma se conoscesse il cammino poetico (spesso doloroso e travagliato) che Luzi ha percorso durante la sua vita, capirebbe il vero senso di questa espressione. Non sono i denti fisici, che scopriamo ridendo, ma quelli dell’ “anima assente” alla coscienza e dunque neghittosa e morbida, che tollera i limiti umani dai “sospiri ciechi”, dai volti indifferenti, dalle “labbra lente” che “macerano antichi veleni”. In questa atmosfera di indifferenza, che la poesia crea magistralmente, l’universo appare privo di ogni colpa, “fin quando/da una buia ferita una creatura/mutata in ombra prenda a singhiozzare.”. Basta l’ombra di una buia ferita a scuotere l’anima non più assente. Per me che leggo questi versi, mi appare, più che una certezza, una speranza che sempre ha alimentato la coscienza di Luzi.
Alla fine di ogni lettura, scelta da Luigi, non posso che ringraziarlo dell’opportunità che offre a chi lo segue di affrontare il vero tema della cultura in generale e della poesia in particolare, stimolando il gusto letterario per la vera Arte, quella che ci fa riflettere e ci invita a guardarci intorno e a scoprire il valore dei simboli
.

Marcello Comitini, 20 maggio 2020

Mario Luzi – Rughe (1944)

Lettura di Luigi Maria Corsanico

LUZI
LE POESIE
Volume Primo
GARZANTI / I GRANDI LIBRI / Poesia

I. Il giusto della vita
UN BRINDISI
Affetti

Erik Satie – Gymnopédie No. 1
Piano – Paolo Bertolotto
Alto Flute – Luke Pickman

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Rughe (1944)

L’anima assente, ovunque mi rivolga
è un rigore che assidera le forme
nel vuoto dello sguardo,
l’uomo, un muto consistere d’aspetti
nell’eterna imminenza,
il perenne variare delle fonti.
Un incerto sorriso dissimula il terrore
ed esala fra i denti neghittosi
e morbidi l’oscuro sogno umano.
Sospiri ciechi, aneliti,
volti non più istigati fra i muri e fra le piante.
Le labbra lente macerano antichi veleni
nell’effimero blu della campagna.
Stanno i corpi pazienti,
cresce la sera arborea fra le nubi
e l’universo è incolume fin quando
da una buia ferita una creatura
mutata in ombra prenda a singhiozzare.

Mario Luzi – Non ebbe se non raramente (Estate mia settantesima)

Mario Luzi – Non ebbe se non raramente (Estate mia settantesima)
MARIO LUZI
LE POESIE
Volume secondo
GARZANTI / I GRANDI LIBRI / Poesia
FRASI E INCISI DI
UN CANTO SALUTARE

DECIFRAZIONE DI EVENTI
II

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Scriabin: Romance (Arr. for Cello and Piano by Steven Isserlis)
Mischa Maisky · Lily Maisky
Adagietto

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(Estate mia settantesima)

Non ebbe

                se non raramente

i suoi tripudi

                    vibrò sotto la fionda

di troppo poche rondini

                                     sciamò

di poche vespe

                                frusciò di poche vipere

         tritò i suoi meriggi

         con solo qualche rara

         e sperduta cicala

         senza coro

                         s’infranse

                         nel frastuono

         di molto rari fulmini

         frisse sotto uno o due

         canicolari scrosci

                                   fu parca

         di profumi

                           dalle sue stillanti resine

         lo stesso esondò di molta messe

         traboccò da molti silos

         questa estate che mi fu data

         e tolta

                   da aggiungere o da elidere? – qual è

         il misterioso calcolo? Quale?

MARIO LUZI – NATURA

Da: LUZI
LE POESIE

Garzanti i grandi libri / Poesia vol.I

I
Il gusto della vita
La barca

Natura (1935)

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Claude Debussy
Sonata in re min per violoncello e pianoforte
David Requiro, cello
Elizabeth DeMio, piano

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La terra e a lei concorde il mare
e sopra ovunque un mare più giocondo
per la veloce fiamma dei passeri
e la via
della riposante luna e del sonno
dei dolci corpi socchiusi alla vita
e alla morte su un campo;
e per quelle voci che scendono
sfuggendo a misteriose porte e balzano
sopra noi come uccelli folli di tornare
sopra le isole originali cantando:
qui si prepara
un giaciglio di porpora e un canto che culla
per chi non ha potuto dormire
sì dura era la pietra,
sì acuminato l’amore.

MARIO LUZI – NATURA, LEI

Da: LUZI
LE POESIE

Garzanti i grandi libri / Poesia vol.II

Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini
ESTUDIANT

Natura, lei

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Johann Sebastian Bach, Concerto in G Major
BWV 592. Grave
Gerrit Veldman, organo

~~~~~~~~

Natura, lei
sempre detta, nominata
dalle origini…
                 Com'era,
come stava nella mente
degli uomini e nel senso -
                 in quel carcere, in quel vento,
molto viva, molto cauta.
Niente le dava, niente le toglieva il tempo.
Tempo era lei stessa, lo era eternamente.
Storia umana che le nascevi in grembo
e in lei ti consumavi
senza lasciare impronta…
                           Senza?
eppure - ma questo lo ignoravano,
non erano ancora né sapienti
né consci - entro di lei operava
                     l'universale esperienza.
E ora, tardi, se ne avvedevano in pianti.

Mario Luzi – Quei vasi di lacrime

MARIO LUZI
DOTTRINA DELL’ESTREMO PRINCIPIANTE
Floriana
Quei vasi di lacrime

da: POESIE ULTIME E RITROVATE
a cura di Stefano Verdino
Garzanti

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Johan Halvorsen – Passacaglia in sol minore
su un tema di Haendel per violino e viola
Laura Marzadori violino
Simonide Braconi viola

~~~~~~~~~

Quei vasi di lacrime

dove li ha versati

il tempo

                          in quali acque

o arie li ha svuotati

o asciugati del loro

temporale ingombro?

Sì, rode le sue opere,

                         si nutre

delle sue macerie, sbriciola

ogni moto del cuore che fa nascere

il tempo,

                          dove sono quelle pene

e quelle gioie

oltre che nella loro perdita?

nel nulla no, nel più profondo essere.