MARCELLO COMITINI – IMMAGINE

MARCELLO COMITINI
IMMAGINE
© 16 gennaio 2021

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Giorgio de Chirico
Autoritratto con la propria ombra, c. 1920

Sabbatical by Cedar Walton

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Qualcuno dagli occhi abbagliati
dall’insolita luce che dallo specchio
si riverbera nella stanza,
qualcuno che credevo svanito senza rimpianti
mi appare innanzi silenziosamente
nello spazio brunito dell’ombra
come l’argento della luna ai vetri della finestra.
L’immagine duplica se stessa
come se avesse un segreto
da svelare. Di chi?
Di me o dell’immagine
che credevo morta?
Di profilo di fronte ci somigliamo,
siamo l’ombra l’uno dell’altro,
ma lui era nato per conquistare il mondo
con una pietà priva di lacrime,
non ha abbandonato mai nessuno
ma sa svanire
come svanisce la nuvola se non la guardo.
E adesso torna a cercare nel mio passato
con il suo sguardo che attraversa la nebbia
tra i suoi occhi e l’orizzonte.
Un vuoto una solitudine
penetra il mio cuore mentre mi guardano
un silenzio una traccia di un dolore represso.
Immagine della mia immagine
o verità che rifiuto di riconoscere?

Marcello Comitini, Immagine © 16 gennaio 2021

Marcello Comitini – Lettera a…

Marcello Comitini – Lettera a… © 06/01/2021

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Particolare da: Uomo che scrive una lettera (1660)
Jacob Levecq

MEDITATION – Paul HINDEMITH
Viola – Flora VAN LEEUWEN
Piano – Marc VAN MOERKERCKE

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Lettera a …

Da anni ti attendo in silenzio. Tu vieni
quando vorrai. So che verrai. Sei
la terra su cui poggio i piedi
il ramo da cui guardo il mondo.
Ma il giorno in cui mi sarai accanto
come una madre raramente amata
con l’agonia del figlio tra le braccia
non riuscirò a vederti. Ti sentirò soltanto.
A bocca spalancata e muta ti dirò eccomi.
Basta il movimento delle labbra. Le parole
non servono. Sorda ad ogni voce
umana o non umana
sollecita soltanto ai sospiri dell’anima.
I tuoi occhi volti all’indietro
nel non luogo della notte
mi riconoscono. Mi chiamerai per nome?
Quando verrai sarà un giorno tranquillo
simile a quello che mi ha visto nascere.
Nelle luci soffuse il parlare sottovoce
di uno sparuto coro accoglierà il tuo arrivo.
Un sommesso lamento qualche lacrima lenta.
Mi sarà data in dono
come Orfeo a Euridice
una rosa da custodire tra le mie mani sul petto.
E tu in piedi davanti al mio corpo
disteso sulla terra bianca delle lenzuola
somiglierai al mio sogno di donna
che mai mi ha stretto tra le sue braccia.
Quando verrai il tuo sorriso sarà l’invito
a rifugiarmi tra le tue. Sono fredde
ma mi faranno fremere perché è da tempo
che attendo di ricongiungermi
al buio caldo e umido del tuo corpo.
Vieni quando vorrai.
Sarai la serenità che ho atteso per aprire le ali.

Marcello Comitini – Lettera a… © 06/01/2021

MARCELLO COMITINI – NEL VENTO

Marcello Comitini
Nel vento

Lettura di Luigi Maria Corsanico

da qui: https://marcellocomitini.wordpress.com/2020/12/28/nel-vento/

Maurice Ravel
Rapsodie espagnole N°1
-Prélude à la Nuit-
The Cleveland Orchestra / Vladimir Ashkenazy

Fotografia di L.M. Corsanico

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Sei tra le mie braccia, nuvola che fuggi
nel tempo e nello spazio
spinta via dal vento e fuggendo
piangi l’essenza che si scioglie.
Dall’alto vedi gli alberi contorcersi
nello sforzo di staccare le radici e volare,
l’erba selvatica bere allegramente le tue lacrime,
la città fusa nel vetro come una pietra lucida
dal cuore freddo e immobile
che attende il tuo svanire.
Uomini che imprecano a te e al vento
all’ottuso scorrere del tempo
altri che inneggiano e vorrebbero strapparsi
dalla terra essere come te che fuggi.
Ma senz’orma il vento ti dissipa
e ti dimenticano gli uomini in cerca altrove
di un avversario o di un conforto.
Rimani tra le mie braccia come un sogno pensato
come un’immagine della vita e dell’uomo
paurosi e fragili, spinti dal vento inesorabile.

©Marcello Comitini, Nel vento. 28/12/2020

Charles Baudelaire – Spleen LX

Charles Baudelaire
I fiori del male

1857 – 1861
Traduzione di Marcello Comitini
© 2016 – Tutti i diritti riservati Comitini Marcello
Edizioni Caffè Tergeste


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Richard Wagner
Wesendonck Lieder, Träume
Jill Valentine, viola
Madeline Slettedahl, piano

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Sono pieno di ricordi come avessi mille anni.

Un mobile enorme con cassetti colmi di versi,
bilanci, processi, romanze, dolci biglietti
con spesse ciocche di capelli avvolte nelle quietanze,
nasconde meno segreti del mio triste cervello.
È una piramide, un immenso sepolcro nascosto
che contiene più morti di una fossa comune.
Io sono un cimitero che la luna rifugge,
dove lunghi versi, strisciando come rimorsi,
si accaniscono sempre sui miei morti più cari.
Sono una vecchia stanza piena di rose appassite
dove giacciono in gran disordine modelli superati,
dove pastelli lacrimosi e pallidi Boucher
aspirano il profumo vecchio di un flacone aperto.
Nulla eguaglia in lunghezza queste giornate assurde
quando sotto i fiocchi pesanti di nevose annate
la noia, frutto della piatta apatia,
assume le dimensioni di un essere immortale.
— Ormai tu non sei, o materia vivente,
che una roccia circondata da spaventose onde,
una roccia assopita in fondo a un Sahara brumoso,
una vecchia sfinge ignorata da un mondo senza pensieri,
dimenticata dagli atlanti, e dall’umore scontroso
che canta solamente ai raggi del tramonto.

FERNANDO PESSOA POESIE INEDITE

Fernando Pessoa
Poesie inedite

Traduzione di Marcello Comitini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Poesias Inéditas (1919-1930) Lisboa: Ática, 1956
Novas Poesias Inéditas. Lisboa: Ática, 1973

Dmitri Shostakovich
String Quartet No. 8 in C minor, Op. 110
1st movement (Largo)
Borodin String Quartet

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DEUS 3.6.1913

Avolte sono il dio che porto in me
E sono anche il dio, il credente e la preghiera
E il simulacro d’avorio
dove quel dio si smemora.

A volte sono solo un ateo
di quel dio che io sono quando mi esalto.
Vedo dentro me un intero cielo
ed è il puro vuoto di un cielo alto.

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22.11.1928

La speranza come un fiammifero ancora acceso,
L’ho lasciata cadere sul pavimento. Si è spenta sul pavimento illeso.
Il fallimento sociale del mio destino
L’ho riconosciuto, come un mendicante in prigione.

Ogni giorno mi trascina con qualcosa da sperare
Qualcosa che nessun giorno potrà dare.
Ogni giorno mi stanca con le sue speranze…
Ma vivere è sperare e stancarsi.

La promessa non sarà mai mantenuta
Perché nel promettere si è compiuto il destino.
Quello che si spera, se la speranza è entusiasmo,
È stato speso sperandolo, ed è già finito.

Quanta rivincita pensi contro il destino
Nemmeno i versi possono esprimerla. E il dado
Rotolato sotto il tavolo, la carta nascosta
Neppure il giocatore stanco li cerca.

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28.12.1928

La pallida luce della mattina d’inverno,
il molo e la ragione
non danno speranza, nemmeno una sola speranza,
al mio cuore.
Quel che deve essere,
sia che io lo desideri o meno.

Nel rumore del molo, nel turbinio del fiume
nella strada che si risveglia
niente più silenzio, nemmeno un nulla
per il mio sperare.
Quel che non deve essere
altrove sarà, se lo pensassi; tutto il resto è sognare.

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19 novembre 1935
Ultimo componimento poetico scritto da Fernando Pessoa undici giorni prima della morte.

Ci sono malattie peggiori delle malattie,
Ci sono dolori che non dolgono, nemmeno nell’anima,
Ma sono più dolorosi degli altri.
Ci sono angustie sognate più reali
Di quelle che la vita ci porta, ci sono sensazioni
Provate solo con l’immaginario
Che sono più nostre della nostra vita.
Ce ne sono così tante che, senza esistere,
esistono, esistono lungamente,
E lungamente sono nostre, siamo noi …
Sopra il verde torbido dell’ampio fiume
Gli archi bianchi dei gabbiani …
Sopra l’anima il volteggiare inutile
Di quel non era, né poteva essere, e questo è tutto.

Dammi più vino, perché la vita non è niente.

MARCELLO COMITINI VORREI SCRIVERE

MARCELLO COMITINI
VORREI SCRIVERE
© 20 ottobre2020
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Auguste Rodin
“Le Penseur” sur “La Porte de l’enfer”, au musée Rodin.

J. S. Bach, Matthäus-Passion : “Erbarme dich, mein Gott” BWV 244
Trascrizione per organo di Benjamin Righetti

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Ho voglia di scrivere versi e pensieri
rivoltare col vomero della penna
la terra irta di cadaveri
per amore o debolezza
verso una patria inesistente
oggi dimenticati anche dal sole
calcinati ogni giorno.
Una terra di ciechi storpi malati
teste vuote e animi servili
che accorrono sventolando
bandiere e fazzoletti
per acclamare in nome della pace
chi semina odio e vendetta.
Vorrei scrivere dei potenti
che intendono mettere
i loro piedi sui mondi mai esplorati
in cerca della salvezza
quando avranno
sfruttato questa terra.
Scrivere dei preti
che sublimano i loro corpi
tradendo la carità e la fede.
Vorrei rivoltare le tombe dei poeti
morti in solitudine
per liberarne le parole
mai ascoltate da nessuno
trasformarle in torcia
per appiccare il fuoco alle menti
soffocate dal guadagno.
Vorrei scrivere dei poveri
avvolti nel silenzio
come fumo sulla carne lessa
distesa sui piatti gelidi delle mense
imbandite di speranze vane.
Vorrei scrivere degli amori morti
poi risorti tra spine e lacrime
che trafiggono il cuore senza pietà
e trasformano le albe in tramonti.

Vorrei abbandonare il vomere
alzare i pugni al cielo
mostrargli un mondo creato per la morte.

Marcello Comitini – Clitemnestra e Cassandra

Introduzione di Marcello Comitini

Clitemnestra e Cassandra, un’assassina e una vittima, una moglie infedele e un’amante?
Aver accostato questi due testi ha lo scopo di meglio sottolineare, senza alcuna finalità di confronto, il valore simbolico della vicenda di Clitemnestra e Cassandra, accumunate dallo stesso destino di essere donne legate alla medesima catena: il loro rapporto con l’eroe Agamennone, come moglie la prima, come amante la seconda.
La vicenda è rappresentata all’interno di due distinti teatri di prosa.
il primo testo narra l’uccisione di Agamennone per mano di Clitemnestra. il secondo narra l’uccisione di Cassandra per mano di quest’ultima.
Clitemnestra compie il suo gesto di vendetta contro un uomo che è, nell’immaginario collettivo, un valoroso combattente. E Cassandra, mal sopportata ancora oggi per l’oscurità della sua veggenza catastrofica, non può che subire la stessa sorte in quanto amante, seppur schiava, dell’Eroe.
L’accostamento, come detto non ha lo scopo di mettere a confronto il valore simbolico delle due donne, ma suggerisce ugualmente la domanda su chi delle due subisce la sorte più infelice: Cassandra che viene uccisa perché amante o Clitemnestra che porterà su di sé le conseguenze terribili della sua vendetta?
Un vendetta che è resa ancor più drammatica dall’apparire di una terza figura che è vittima innocente e che unisce ancor di più la sorte delle due donne: Ifigenia figlia di Clitemnestra che verrà uccisa due volte: da Agamennone e poi, inconsapevolmente, dalla sua stessa madre.
Perché la sorte del femminile è una sola: uccidere una donna, seppure per mano di un’altra donna, significa ucciderle tutte.
Entrambi i testi si concludono con gli applausi di coloro che assistono allo svolgersi delle due tragedie. Ma gli applausi a chi sono rivolti ? Una domanda che ci fa riflettere se davvero l’uomo è capace di rifuggire il male.

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CLITEMNESTRA
di
MARCELLO COMITINI ©2019

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Lux Aeterna
György Ligeti
arrangiamento di Shea Lolin

per il testo: https://letturelecturas.home.blog/2019/10/01/marcello-comitini-clitemnestra/

immagini dal web, elaborate

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CASSANDRA
di
Marcello Comitini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

György Ligeti
Concerto de chambre pour treize instrumentistes
Ensemble intercontemporain
Tito Ceccherini, direction

Effetti grafici: LMC

Testo qui: https://letturelecturas.home.blog/2019/10/29/marcello-comitini-cassandra/

Marcello Comitini – a bassa voce

Marcello Comitini
a bassa voce
©2020

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Gaetano Cellini
“L’umanità contro il male” (1908)
Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma

Ludwig van Beethoven – Symphony No.7 – Allegretto
Liszt Transcription / Glenn Gould

Pubblicato anche nel blog “La poesia e lo spirito” : https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2020/10/28/luigi-maria-corsanico-legge-marcello-comitini-17/

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Marcello Comitini
a bassa voce
©2020

Coloro che scrivono versi intrecciandoli di speranze
come alberi sontuosi e sottane di luce
e augurano a tutti una vita assolutamente nuova
parlino pure a voce alta.
Tu che sei arso dal lungo fuoco del disinganno
che sei meno di quel che pensi
e sei meno di te stesso parla a bassa voce.
Ancora non sai
cosa sia l’assenza, la paura, l’ansia.
Parla a bassa voce.
Un’acqua che brucia scende dagli occhi
un’aria fetida nei polmoni ha invaso
lunghe file di uomini poi svaniti
lungo corsie desolate.
Sai cos’è il dolore la disperazione il lutto?
Parla a bassa voce.
Il silenzio tesse trame di panico e d’angoscia.
Affondano le unghie nel petto
soffocano i battiti di coloro
che sono separati per sempre
condannati
nelle prigioni fredde vaganti nell’infinito.
Parla a bassa voce. Usa la poesia
per consolare le lacrime
di coloro che guardano le lunghe file dei morti.
Scrivi pacatamente.
Fai trasparire dai versi una stella a coloro
che sono rinchiusi
nella scatola delle quattro pareti
con le mani e il cuore legati
dalla disperazione e dal lutto.

MARCELLO COMITINI – L’AIRONE

MARCELLO COMITINI
L’AIRONE
©2020

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Wolfgang Fortner – Variationen für grosses Kammerorchester

Pubblicato anche in : https://lapoesiaelospirito.wordpress.com/2020/10/13/luigi-maria-corsanico-legge-marcello-comitini-16/

Immagine dal web elaborata da L.M.Corsanico

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L’AIRONE ©2020

Come una nuvola bianca nella serenità del cielo
il foglio si dispiega sullo sfondo celeste.
Le mie dita danzano sulla tastiera
al ritmo lento delle parole tracciano
sillabe e ombre della mia vita.
Saltano a grandi passi da un tasto all’altro
simili all’airone che spicca il volo verso un oriente lontano,
mi staccano dall’opacità dello stagno.
Affaticato dall’ansia di volare alto
senza muovere un solo muscolo
non c’è nulla di bianco e azzurro
nel cielo dove m’innalzo.
Lampi muti tra nuvole gonfie di tante voci
raccolte in un canto e nel quadro
che ricompone pian piano visi, bocche d’amore,
labbra, corpi che s’intrecciano
e tornano a vivere
come cenere sparsa sulle parole già scritte,
hanno la forza di squassarmi il petto
con martellante memoria
di scenari vissuti
perduti e ritrovati.
Le mie dita si tendono
con delicata malinconia
alla pagina macchiata da schiere di stelle in viaggio
come le code di comete nere.
Le cercano le inseguono. Tornano sui tasti
immobili come aironi feriti.

MARCELLO COMITINI – RUA GARRETT

Rua Garrett ©2020
di Marcello Comitini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Heitor Villa-Lobos, Prelude No. 5
Nicholas Petrou

immagini dal web di proprietà degli Autori

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Rua Garrett © Marcello Comitini

Seduto da solo al tavolino del bar
senza ambizioni né desideri
triste e quieto penso
alle sale d’attesa piene di sogni altrui
e le ricopio in versi sul foglio del mio pensiero.
Nelle lunghe giornate di sole seguo
il vostro passarmi accanto
come vigili mummie dai visi riarsi,
le ragazze con le labbra assetate d’amore
che ridono eternamente giovani
e i bambini vocianti che mangiano un gelato alla fragola.
Ma in fondo alla strada
è il vento lieve come una farfalla
che mi porta il profumo della natura
e un interminabile tramonto
nel susseguirsi delle stagioni.
In compagnia del silenzio sento
il lento scrosciare della pioggia sul selciato
e nella notte sotto lo sguardo muto dei lampioni
il sonno delle vetrine sbarrate dalle serrande
mi ricorda come sono stati i miei anni.
Nulla intorno mi distrae dal pensare
alle speranze ingannatrici del mio passato
ai sogni inutili di un futuro immaginato.
Il vecchio Ribeiro che mi sta di fronte
sul suo alto monumento di marmo
si compiace delle sue trovate argute
e si congeda con un sorriso ironico.
Quando il sole brilla pesante nell’azzurro
qualcuno sorridendo mi siede accanto
finge di conversare con me e mi chiede
come mai le mie parole ardono ancora
tra incanto e cupa contemplazione.
Con il braccio poggiato sul tavolino taccio
come una cosa dimenticata
che vede in sé stessa
la disperazione del nulla.
Prima di allontanarsi mi stringe la mano
sospesa tra il cuore e la mente come un airone
che porta via i sentimenti
verso un cielo dove si mescolano
illusioni e dolore.
Non posso guardarvi negli occhi
e se potessi vi guarderei senza vedervi.
E se vi vedessi quanto lontano
sarei dai vostri pensieri!
Nel bronzo che m’imbalsama il corpo
nell’immobile parvenza di vita
il mio cuore paziente
come il ragazzo che spesso ho rimpianto
palpita ancora per vendicarsi
d’averlo negato con la stessa passione
con cui si nega Dio.
Mi levo l’ampio cappello augurandovi
buon sole e la pioggia se necessaria.