HUBERT REEVES – PRIMA ALLEGORIA DELLA ZATTERA

HUBERT REEVES
CRONACHE
DEL CIELO E DELLA VITA
22
Prima allegoria della zattera

Chroniques du ciel et de la vie
HUBERT REEVES

Éditeur: POINTS
Collection: POINTS SCIENCE
2018

Traduzione di Luigi Maria Corsanico

Armenian Flute Meditation Music

~~~~~~~~~~

Hubert Reeves (Montréal, 13 luglio 1932) è un astrofisico, ambientalista e divulgatore scientifico canadese naturalizzato francese. Reeves ha studiato al Collège Jean de Brébeuf e si è laureato in fisica presso l’Università di Montréal e, nel 1960, ha conseguito un dottorato in astrofisica presso l’Università Cornell.
Dal 1960-1964 ha insegnato fisica presso l’Università di Montréal. Inoltre, è stato consulente dell’Institute for Space Studies della NASA e ha insegnato presso la Columbia University. In seguito ha insegnato fisica nucleare presso l’Université libre de Bruxelles. Nel 1965 è diventato direttore del Centre national de la recherche scientifique (CNRS) di Parigi e consulente scientifico del Commissariato per l’enota: nergia atomica a Saclay.
Ha lavorato scientificamente sui processi termonucleari all’interno delle stelle e sull’origine di elementi leggeri come l’elio, litio, berillio e boro. Con numerosi libri e film ha contribuito alla divulgazione della conoscenza di astronomia e cosmologia. Oltre al suo lavoro scientifico, è anche attivo nel campo della protezione ambientale. Nel 1986 pubblica “L’heure de s’envirer: l’univers a-t-il un sens?” e diventa Cavaliere della Légion d’Honneur. A partire dallo stesso anno, insegna cosmologia all’Université Paris VII.

~~~~~~~~~

Su una zattera si ritrovano i sei superstiti di un naufragio: due uomini, due donne, un lupo una lupa (molto simpatici). Tutti sono esausti e affamati fino all’ultimo grado. Come nella canzone “Il était un petit navire…”, * il cibo è finito. È necessario decidere di sacrificare uno dei passeggeri. Per la nostra allegoria, assumiamo che questi lupi siano gli ultimi sopravvissuti della specie. Se ne uccidiamo uno, sarà la fine dei lupi sulla Terra
A chi non esiterebbe a sacrificare un lupo, si potrebbe chiedere cosa motiva la sua scelta. La risposta sarebbe probabilmente: “Gli esseri umani sono superiori agli animali.
Ci chiederemmo allora: quali sono i criteri in base ai quali poni l’umano al di sopra del lupo? La risposta implicherebbe senza dubbio le parole “linguaggio, intelligenza, razionalità, coscienza”. Tutte queste parole che tradizionalmente sono servite a giustificare la presunzione della superiorità umana. Questo suona sommamente ragionevole e cade sotto il peso dell’ovvio.
Certamente. Tuttavia, un momento di riflessione ci porta a notare che questi criteri sono stati definiti dai membri della comunità umana che, per questo, si pone essa stessa al vertice. Come potrebbe essere diversamente dal momento che le altre specie viventi non parlano né scrivono? Ma riconosciamo che questa posizione di essere insieme giudice e parte, sarebbe inaccettabile in un tribunale, e che le relative affermazioni non sarebbero ammissibili.
Di colpo, qualsiasi mente che intenda rimanere oggettiva può solo sentirsi a disagio. La domanda “in che modo i lupi potrebbero non essere nostri inferiori?” ci lascia davanti a un vuoto mentale che forse rivela solo il limite della nostra mente, e al tempo stesso la sua presunzione di essere la misura di tutti i valori.
Personalmente sono d’accordo che, di fronte a una scelta del genere, salverei un umano piuttosto che un lupo. Ma solo, lo ammetto, per spirito di fratellanza. Una sorta di solidarietà familiare che fa parte di un registro essenzialmente affettivo.
Ora torniamo alla nostra zattera e continuiamo la favola assumendo che questi lupi siano, in effetti, i rappresentanti di tutte le specie viventi sulla Terra. E che, in seguito alla loro scomparsa, gli esseri umani sarebbero stati gli unici abitanti del pianeta. Qui troviamo il problema della crisi della biodiversità che stiamo attraversando in questo momento. Ora sappiamo: tutti gli esseri viventi sono incorporati nel gigantesco ecosistema planetario, la cui distruzione porterebbe inevitabilmente alla nostra stessa eliminazione. La nostra esistenza e sopravvivenza dipendono fortemente da come trattiamo i nostri compagni di viaggio.
Salvare gli uomini, salvare gli animali: stessa battaglia.

*

nota:

“Il était un petit navire…”
[ “He Was a Small Ship” o “La courte paille” era in origine una canzone dei marinai, che tratta dell’antropofagia della necessità, arrangiata in una canzone vaudevillesca a metà del XIX secolo.
Con una melodia allegra, “He Was a Small Ship” racconta la storia di un giovane marinaio che, dopo una pesca senza risultato, deve essere mangiato dall’equipaggio di una piccola nave che non ha più provviste. I marinai pensano alla salsa e a come prepararla (fricassea, fritta). Dopo una preghiera del ragazzo alla Vergine Maria, sua protettrice, migliaia di piccoli pesci saltano sulla nave, salvando il ragazzo all’ultimo momento. ] N.d.T.