Giuseppe Ungaretti – I ricordi

REGISTRATO L’OTTO DICEMBRE 2015

Giuseppe Ungaretti
I ricordi

da “Il Dolore (1937-1946), in “Giuseppe Ungaretti, Vita d’un uomo”, “I Meridiani” Mondadori, 1969
Lettura e immagini di Luigi Maria Corsanico
Domenico Zipoli: Suite in sol minore- Sarabanda
al pianoforte L.M. Corsanico

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I ricordi, un inutile infinito,
Ma soli e uniti contro il mare, intatto
In mezzo a rantoli infiniti..

Il mare,
Voce d’una grandezza libera,
Ma innocenza nemica nei ricordi,
Rapido a cancellare le orme dolci
D’un pensiero fedele…

Il mare, le sue blandizie accidiose
Quanto feroci e quanto, quanto attese,
E alla loro agonia,
Presente sempre, rinnovata sempre,
Nel vigile pensiero l’agonia…

I ricordi,
Il riversarsi vano
Di sabbia che si muove
Senza pesare sulla sabbia,
Echi brevi protratti,
Senza voce echi degli addii
A minuti che parvero felici…

Giuseppe Ungaretti – Girovago

REGISTRAZIONE DEL 16 GENNAIO 2016

Giuseppe Ungaretti
Girovago
Campo di Mailly, maggio 1918
da: Allegria di naufragi
Editore: Vallecchi, Firenze (1919)

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Opera pittorica di
Edgar Caracristi ©

Brahms: Chorale-Prelude, Op. 122, No. 8
(“Es ist ein Ros’ entsprungen”)
(transcribed for orchestra by Erich Leinsdorf)

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In nessuna
parte
di terra
mi posso
accasare
A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che
una volta
già gli ero stato
assuefatto
E me ne stacco sempre
straniero
Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute
Godere un solo
minuto di vita
iniziale
Cerco un paese
innocente

Giuseppe Ungaretti – Ragioni d’una poesia

Giuseppe Ungaretti
da: Ragioni d’una poesia
in: Giuseppe Ungaretti
Vita d’un uomo
Tutte le poesie
Arnoldo Mondadori Editore

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie: Gymnopedie No 1
for flute cello and piano
Mate Palhegyi – flute
Balazs Kantor – cello
Szilvia Elek – piano

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Il poeta d’oggi ha il senso acuto della natura, è poeta che ha partecipato e che partecipa a rivolgimenti fra i più tremendi della storia. Da molto vicino ha provato e prova l’orrore e la verità della morte. Ha imparato ciò che vale l’istante nel quale conta solo l’istinto.
È uso a tale dimestichezza con la morte che senza fine la sua vita gli sembra naufragio. Non c’è oggetto che non glielo rifletta, il naufragio: è la sua vita stessa, da capo a fondo, quell’uno o quell’altro oggetto qualsiasi sul quale gli cade a caso lo sguardo. Non è in realtà, la sua, vita più che oggettiva – non è vita che resista al caso più del primo oggetto venuto.
È così effimero e teso il suo concentrarsi nell’attimo d’un oggetto che non saprebbe più immaginare misura. Ha avuto da costringere – questa è la sua avventura – nell’attimo d’un oggetto, l’eternità. Poi l’oggetto s’è alzato dall’inferno all’infinito d’una certezza divina.
Difatti, se l’uomo d’oggi è costretto a trarre la sua libertà fisica da soggezioni estremamente casuali, è impossibile che il poeta d’oggi non sia portato a tendersi verso una libertà etica decisiva.
Ecco come dal poeta è colta oggi la parola, una parola in istato di crisi – ecco come con sé la fa soffrire, come ne prova l’intensità, come nel buio l’alza, ferita di luce. Ecco un primo perché la sua poesia sanguina, è come uno schianto di nervi e delle ossa che apra il volo a fiori di fuoco, a cruda lucidità che per vertigine faccia salire l’espressione all’infinito distacco del sogno.
Ecco perché si muove la sua parola dalla necessità di strappare la maschera al reale, di restituire dignità alla natura, di riconferire alla natura la tragica maestà.

Ecco come un poeta d’oggi è uomo del suo tempo.

Giuseppe Ungaretti – La madre

Giuseppe Ungaretti
La madre

“La madre” fa parte della raccolta Sentimento del tempo del 1933

Lettura di Luigi Maria Corsanico

“Prélude” di François Couperin (1668 – 1733)
Advent Chamber Orchestra
Stephen Balderson al violoncello

Dedicata a mia madre Angela (7 marzo 1926 – 24 agosto 2008)

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E il cuore quando d’un ultimo battito
Avrà fatto cadere il muro d’ombra,
Per condurmi, Madre, sino al Signore,
Come una volta mi darai la mano.

In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’Eterno,
Come già ti vedeva
Quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,
Come quando spirasti
Dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,
Ti verrà desiderio di guardarmi.

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
E avrai negli occhi un rapido sospiro