FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
Frammento / 121 (340)

Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. 23.3.1930
Da: IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
di Bernardo Soares
O Livro do Desassossego por Bernardo Soares
Traduzione di Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre
Universale Economica Feltrinelli

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Johann Sebastian Bach – Toccata “dorica” BWV 538
organista Luciano Zecca

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Esiste una stanchezza dell’intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell’emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l’anima.
Allora, tutte le idee che hanno fatto pulsare la nostra vita, i progetti, le ambizioni su cui abbiamo fondato la speranza del futuro, si strappano come se il vento le investisse, si aprono come se fossero nuvole, si dileguano come ceneri di nebbia, stracci di ciò che non fu e che non potrebbe essere stato. E dietro alla disfatta sorge, pura, la solitudine nera e implacabile del cielo deserto e stellato. Il mistero della vita ci addolora e ci spaventa con tutti i suoi volti. A volte piomba su di noi come un fantasma senza forma, e l’anima si raggela per lo spavento più terribile: la paura dell’incarnazione mostruosa del non-essere. Altre volte esso sta alle nostre spalle, mostrandosi soltanto quando non voltiamo la testa per guardarlo, ed è la verità tutt’intera nel suo profondissimo orrore di non conoscerla.
Ma questo orrore che oggi mi annichilisce è meno nobile, è più corrosivo. È il desiderio di non voler pensare, è il desiderio di non esser mai stato nulla, è la disperazione consapevole di tutte le cellule del tessuto dell’anima. È la sensazione improvvisa di essere imprigionato in una cella infinita. Dove si può pensare di fuggire, se la sola cella è tutto?
E allora ho un desiderio dilagante e assurdo, come un satanismo precedente a Satana: che un giorno, un giorno privo di tempo e di sostanza, sia possibile evadere da Dio, e che, in una forma ignota, il più profondo di noi non appartenga più all’essere o al non essere.

23.3.1930

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Há um cansaço da inteligência abstracta e é o mais horroroso dos cansaços.

Há um cansaço da inteligência abstracta e é o mais horroroso dos cansaços. Não pesa como o cansaço do corpo nem inquieta como o cansaço pela emoção. É um peso da consciência o mundo, um não poder respirar com a alma.
Então, como se o vento nelas desse, e fossem nuvens, todas as ideias em que temos sentido a vida, todas as ambições e desígnios em que temos fundado a esperança na continuação dela, se rasgam, se abrem, se afastam tornadas cinzas de nevoeiros, farrapos do que não foi nem poderia ser. E por detrás da derrota surge pura a solidão negra e implacável do céu deserto e estrelado.
O mistério da vida dói-nos e apavora-nos de muitos modos. Umas vezes vem sobre nós como um fantasma sem forma, e a alma treme com o pior dos medos — a da incarnação disforme do Não-ser. Outras vezes está atrás de nós, visível só quando nos não voltamos para ver, e é a verdade toda no seu horror profundíssimo de a desconhecermos.
Mas este horror que hoje me anula é menos nobre e mais roedor. É uma vontade de não querer ter pensamento, um desejo de nunca ter sido nada, um desespero consciente de todas as células do corpo e da alma. E o sentimento súbito de se estar enclausurado numa cela infinita. Para onde pensar em fugir, se só a cela é tudo?
E então vem-me o desejo transbordante, absurdo, de uma espécie de satanismo que precedeu Satan, de que um dia — um dia sem tempo nem substância — se encontre uma fuga para fora de Deus e o mais profundo de nós deixe, não sei como, de fazer parte do ser ou do não-ser.

23-3-1930

Livro do Desassossego por Bernardo Soares. Vol.II. Fernando Pessoa. (Recolha e transcrição dos textos de Maria Aliete Galhoz e Teresa Sobral Cunha. Prefácio e Organização de Jacinto do Prado Coelho.) Lisboa: Ática, 1982. – 340.

Fernando Pessoa – L’amore è una compagnia

FERNANDO PESSOA. LISBONA, 13 GIUGNO 1888

Fernando Pessoa – L’amore è una compagnia
O amor é uma companhia

(10 luglio 1930)
da “O Pastor Amoroso”,
in “Poemas de Alberto Caeiro”
Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati
da: UN’AFFOLLATA SOLITUDINE
POESIE ETERONIME
Bur Rizzoli
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Tudo isto é fado (versão curta) por António Cobra

Tamara de Lempicka – The Dream, 1927

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L’amore è una compagnia.
Più non so andar solo per le strade,
ché più non posso andar solo.
Un pensiero visibile mi fa andare più in fretta
e vedere meno, e bearmi al contempo di veder tutto.
Anche l’assenza di lei è una cosa che sta con me.
E lei mi piace tanto che non so come desiderarla.
Se non la vedo, la immagino e sono forte come gli alti alberi.
Ma se la vedo tremo, non so che ne è di quel che sento nella sua assenza.
Tutto io sono forze che mi abbandonano.
Tutta la realtà mi guarda come un girasole con il volto di lei al centro.

FERNANDO PESSOA – E FINALMENTE MI QUIETO

FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
Frammento / 199 (369)
E finalmente mi quieto. 5.6.1934 (Sossego enfim)
Da: IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
di Bernardo Soares
O Livro do Desassossego por Bernardo Soares
Traduzione di Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre
Universale Economica Feltrinelli

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Samuel Barber, String Quartet Op. 11.
Dover Quartet

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E finalmente mi quieto. Dissipazioni e ricordi svaniscono dalla mia anima come se non fossero mai esistiti. Resto solo e calmo. Vivo questo momento come se fosse il momento di una conversione religiosa. Eppure non c’è nulla che mi attragga verso il trascendente, anche se nulla più mi lega all’immanente. Mi sento libero come se finissi di esistere conservandone la consapevolezza.
Mi quieto, sì, mi quieto. Una grande quiete, soave come un’inutilità, scende nel fondo del mio essere. Le pagine lette, i doveri compiuti, i passi e gli eventi del vivere: tutto si è trasformato in una vaga penombra, in un alone appena visibile che circonda qualcosa di tranquillo che non so definire. L’azione attraverso la quale a volte ho dimenticato l’anima; il pensiero, attraverso il quale a volte ho dimenticato l’azione; entrambi mi si trasformano in una sorta di tenerezza priva di sentimento, una compassione insulsa e vuota.
Non è questa giornata pigra e soave, nebbiosa e blanda. Non è questa brezza imperfetta, quasi nulla, poco più dell’aria. Non è il colore anonimo del cielo stancamente azzurro qua e là. No. No, perché non sento. Vedo senza intenzioni e senza soluzioni. Assisto attentamente a uno spettacolo che non esiste. Non avverto l’anima, soltanto la quiete. Le cose esterne, nitide e immobili, anche quelle che si muovono, sono per me come deve essere stato il mondo per Cristo quando dall’alto di tutto Satana lo tentò. Sono un nulla, eppure capisco che Cristo non si sia lasciato tentare. Sono un nulla, e non capisco come Satana, vecchio di tanta esperienza, si illudesse di tentarlo.
Scorri leggera, vita impercettibile, silenzioso ruscello che fugge sotto alberi dimenticati! Scorri blanda, anima sconosciuta, mormorio invisibile oltre i grandi rami caduti! Scorri inutile e senza ragione, consapevolezza che non è consapevole di niente, vaga luce in lontananza fra radure di foglie, che non sappiamo da dove viene né dove va! Scorri, scorri, e lasciami dimenticare!
Vago soffio di una cosa che non osò vivere, insipido sorso di una cosa che non poté sentire, mormorio inutile di una cosa che non volle pensare, vai lento, vai pigro, vai con i vortici che ti aspettano e lungo i declivi che incontrerai; vai verso l’ombra o verso la luce, fratello del mondo; vai verso la gloria o verso l’abisso, figlio del Caos e della Notte, ricordandoti ancora, in un qualche angolo di te stesso, che gli Dei sono venuti più tardi e che anche gli Dei passano.

Fernando Pessoa – Tabaccheria

TABACARIA
Não sou nada.
Nunca serei nada.
Não posso querer ser nada.
À parte isso, tenho em mim todos os sonhos do mundo.

Fernando Pessoa
Tabaccheria

(da Poesie di Álvaro de Campos, traduzione di A. Tabucchi. La poesia è del 15-1-1928)
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Dmitri Shostakovich – Symphony No. 5 Op. 47 – Largo WDR Philharmonic Orchestra, Cologne 1995 conducted by Rudolf Barshai

Poesias de Álvaro de Campos. Fernando Pessoa. Lisboa: Ática, 1944 (imp. 1993). – 252.
1ª publ. in Presença, nº 39. Coimbra: Jul. 1933.

FERNANDO PESSOA – Ricardo Reis, Segui il tuo destino

Lettura di Luigi Maria Corsanico

FERNANDO PESSOA
UN’AFFOLLATA SOLITUDINE
POESIE ETERONIME
A cura di Piero Ceccucci
Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati
Con testo portoghese

RICARDO REIS
Segui il tuo desino
Segue o teu destino

Juan Antonio Vargas y Guzmán
Sonata VIII para Guitarra
Tente en el Ayre, Música Barroca de la Nueva España.
La Fontegara

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Segui il tuo destino,
bagna le tue piante,
ama le tue rose.
Il resto è l’ombra
di alberi estranei.
La realtà sempre
è di meno o più
di quel che vogliamo.
Solo noi restiamo
uguali a noi stessi.
Dolce è vivere soli.
Grande e nobile è sempre
viver semplicemente.
Lascia la pena sulle are
come ex-voto agli déi.
Guarda da lungi la vita.
Non interrogarla.
Essa niente può
dirti. La risposta
è al di là degli Dèi.
Ma serenamente
imita l’Olimpo
dentro il tuo cuore.
Gli dèi sono dèi
perché non si pensano.
1.7.1916

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Ricardo Reis
Segue o teu destino

Segue o teu destino,
Rega as tuas plantas,
Ama as tuas rosas.
O resto é a sombra
De árvores alheias.
A realidade
Sempre é mais ou menos
Do que nós queremos.
Só nós somos sempre
Iguais a nós-próprios.
Suave é viver só.
Grande e nobre é sempre
Viver simplesmente.
Deixa a dor nas aras
Como ex-voto aos deuses.
Vê de longe a vida.
Nunca a interrogues.
Ela nada pode
Dizer-te. A resposta
Está além dos deuses.
Mas serenamente
Imita o Olimpo
No teu coração.
Os deuses são deuses
Porque não se pensam.
1-7-1916


Odes de Ricardo Reis . Fernando Pessoa. (Notas de João Gaspar Simões e Luiz de Montalvor.) Lisboa: Ática, 1946 (imp.1994).

Fernando Pessoa – La libertà, sì, la libertà!

FERNANDO PESSOA
POESIE DI ÁLVARO DE CAMPOS
” La libertà, sì, la libertà! “
17 agosto 1930
A liberdade, sim, a liberdade!
Traduzione di Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre
1993 ADELPHI EDIZIONI S.P.A. MILANO

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Jocy de Oliveira – Solaris (1988)
Instrumentation oboe and tape
Ricardo Rodrigues – oboe

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La libertà, sì, la libertà!
La vera libertà!
Pensare senza desideri né convinzioni.
Essere padrone di se stesso senza influenza di romanzi!
Esistere senza Freud né aeroplani,
senza cabarets, nemmeno nell’anima, né velocità, nemmeno nella stanchezza!
La libertà dell’indugiare, del pensiero sano, dell’amore per le cose naturali,
la libertà di amare la morale che bisogna dare alla vita!
Come il chiar di luna quando le nuvole si aprono,
la grande libertà cristiana della mia infanzia che pregava
stende all’improvviso su tutta la terra il suo mantello d’argento per me…
La libertà, la lucidità, il raziocinio coerente,
la nozione giuridica dell’anima altrui in quanto umana,
l’allegria di possedere queste cose, e di potere ancora una volta
godere della campagna senza riferimento ad alcunché
e bere acqua come se fosse tutti i vini del mondo!

Passi tutti passettini di bambino…
Sorriso della vecchietta piena di bontà…
Stretta di mano dell’amico serio…
Che vita è stata finora la mia!
Quanto tempo d’attesa sulla piattaforma!
Quanto vivere dipinto in uno stampato della vita!

Ah, ho una sete sana. Datemi la libertà,
datemela nella brocca vecchia vicina all’orcio
della casa di campagna della mia vecchia infanzia…
Io bevevo ed essa sfrigolava,
io ero fresco ed essa era fresca,
e siccome non c’era nulla che mi preoccupasse, ero libero.

E, salvo questo desiderio di libertà e di bene e di aria, che ne è di me?
Che ne è della brocca e dell’innocenza?
Che ne è di colui che avrei dovuto essere?

17 agosto 1930

~~~

A liberdade, sim, a liberdade!
A verdadeira liberdade!
Pensar sem desejos nem convicções.
Ser dono de si mesmo sem influência de romances!
Existir sem Freud nem aeroplanos,
Sem cabarets, nem na alma, sem velocidades, nem no cansaço!
A liberdade do vagar, do pensamento são, do amor às coisas naturais
A liberdade de amar a moral que é preciso dar à vida!
Como o luar quando as nuvens abrem
A grande liberdade cristã da minha infância que rezava
Estende de repente sobre a terra inteira o seu manto de prata para mim…
A liberdade, a lucidez, o raciocínio coerente,
A noção jurídica da alma dos outros como humana,
A alegria de ter estas coisas, e poder outra vez
Gozar os campos sem referência a coisa nenhuma
E beber água como se fosse todos os vinhos do mundo!
Passos todos passinhos de criança…
Sorriso da velha bondosa…
Apertar da mão do amigo sério…
Que vida que tem sido a minha!
Quanto tempo de espera no apeadeiro!
Quanto viver pintado em impresso da vida!
Ah, tenho uma sede sã. Dêem-me a liberdade,
Dêem-ma no púcaro velho de ao pé do pote
Da casa do campo da minha velha infância…
Eu bebia e ele chiava,
Eu era fresco e ele era fresco,
E como eu não tinha nada que me ralasse, era livre.
Que é do púcaro e da inocência?
Que é de quem eu deveria ter sido?
E salvo este desejo de liberdade e de bem e de ar, que é de mim?

17-8-1930

Álvaro de Campos – Livro de Versos . Fernando Pessoa. (Edição crítica. Introdução, transcrição, organização e notas de Teresa Rita Lopes.) Lisboa: Estampa, 1993.

FERNANDO PESSOA – A VOLTE

FERNANDO PESSOA – A VOLTE
da:
Fernando Pessoa
IL MONDO CHE NON VEDO
POESIE ORTONIME
A cura di Piero Ceccucci
Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati
Postfazione di José Saramago
Testo portoghese a fronte

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Erik Satie: Pièces Froides, Reinbert De Leeuw

Immagini di L.M.Corsanico

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A volte fra il temporale,
quando ha già bagnato,
spunta un lembo di cielo,
di cui l’anima s’alimenta.

E a volte fra il torpore
che non è tormenta dell’anima,
spunta una specie di calma
che non conosce il languore.

E, sia nell’uno che nell’altro caso,
siccome il male fatto è fatto,
restano i versi che verso,
vino nella coppa del caso.

Perché veramente
sentire è così complicato
che solo ingannandosi
si crede che si sente.

Soffriamo? I versi peccano.
Mentiamo? I versi sbagliano.
E tutto è piogge che irrorano
foglie cadute che seccano.

26 agosto 1930

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Às vezes entre a tormenta

Às vezes entre a tormenta,
quando já umedeceu,
raia uma nesga no céu,
com que a alma se alimenta.

E às vezes entre o torpor
que não é tormenta da alma,
raia uma espécie de calma
que não conhece o langor.

E, quer num quer noutro caso,
como o mal feito está feito,
restam os versos que deito,
vinho no copo do acaso.

Porque verdadeiramente
sentir é tão complicado
que só andando enganado
é que se crê que se sente.

Sofremos? Os versos pecam.
Mentimos? Os versos falham.
E tudo é chuvas que orvalham
folhas caídas que secam.

Fernando Pessoa, in ‘Cancioneiro’

FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
Frammento
/ 48 (103)
Da: IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE
di Bernardo Soares
O Livro do Desassossego por Bernardo Soares
Traduzione di Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre
Universale Economica Feltrinelli

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Heitor Villa-Lobos – Bachianas Brasileiras No. 4, I. Preludio
Orchestre National de la Radiodiffusion Française

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Sapendo perfettamente come le cose insignificanti abbiano la capacità di torturarmi, evito deliberatamente il contatto con le cose insignificanti. Chi, come me, soffre quando una nuvola passa davanti al sole, come potrebbe non soffrire nell’oscurità del giorno perennemente annuvolato della sua vita?
La mia solitudine non consiste in una ricerca di felicità, che non ho la forza di raggiungere; né di tranquillità, che si ottiene soltanto se non la si è mai perduta. Ma è una ricerca di sonno, di annullamento, di piccola rinuncia.
Le quattro pareti della mia stanza disadorna sono per me al contempo prigione e lontananza, letto e bara. Le mie ore più felici sono quelle in cui non penso a nulla, in cui non voglio nulla, in cui non sogno neppure, perso in un torpore di vegetale errato, mero muschio cresciuto sulla superficie della vita. E senza amarezza assaporo l’assurda consapevolezza di non essere nulla, sapore previo della morte e della cancellazione.

Non ho mai avuto qualcuno da poter chiamare “Maestro”. Nessun Cristo è morto per me. Nessun Budda mi ha indicato una strada. Sulla cima dei miei sogni nessun Apollo e nessuna Minerva mi sono mai apparsi per illuminare la mia anima.

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Sabendo como as coisas mais pequenas têm com facilidade a arte de me torturar, de propósito me esquivo ao toque das coisas mais pequenas. Quem, como eu, sofre porque uma nuvem passa diante do sol, como não há-de sofrer no escuro do dia sempre encoberto da sua vida?
O meu isolamento não é uma busca de felicidade, que não tenho alma para conseguir; nem de tranquilidade, que ninguém obtém senão quando nunca a perder, mas de sono, de apagamento, de renúncia pequena.
As quatro paredes do meu quarto pobre são-me, ao mesmo tempo, cela e distância, cama e caixão. As minhas horas mais felizes são aquelas em que não penso nada, não quero nada, não sonho sequer, perdido num torpor de vegetal errado, de mero musgo que crescesse na superfície da vida. Gozo sem amargor a consciência absurda de não ser nada ante o sabor da morte e do apagamento.
Nunca tive ninguém a quem pudesse chamar «Mestre». Não morreu por mim nenhum Cristo. Nenhum Buda me indicou um caminho. No alto dos meus sonhos nenhum Apoio ou Atena me apareceu, para que me iluminasse a alma.

Livro do Desassossego por Bernardo Soares. Vol.II. Fernando Pessoa. (Recolha e transcrição dos textos de Maria Aliete Galhoz e Teresa Sobral Cunha. Prefácio e Organização de Jacinto do Prado Coelho.) Lisboa: Ática, 1982 (103)

FERNANDO PESSOA – AUTOPSICOGRAFIA

FERNANDO PESSOA
AUTOPSICOGRAFIA / Il poeta è un fingitore

1º aprile 1932
da: Una sola moltitudine, Adelphi, 1979
Traduzione di Antonio Tabucchi

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Avant-Dernières Pensées I. – Erik Satie

Almada Negreiros, Retrato de Fernando Pessoa

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Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
che arriva a fingere che è dolore
il dolore che davvero sente.

E quanti leggono ciò che scrive,
nel dolore letto sentono proprio
non i due che egli ha provato,
ma solo quello che essi non hanno.

E così sui binari in tondo
gira, illudendo la ragione,
questo trenino a molla
che si chiama cuore.

FERNANDO PESSOA – PALUDI

Fernando Pessoa – Paludi
Pauis (23 marzo 1913)
Traduzione e nota di Marcello Comitini
Poesias. Fernando Pessoa. Lisboa: Ática, 1942
1ª publ. in Renascença. Lisboa: Fev. 1924.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Dmitri Shostakovich – String Quartet No. 8
Borodin String Quartet

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Come si possono scandagliare sensazioni contraddittorie, a volte anche misteriose come l’uomo di guardia che, rigido nella sua posa, tiene una lancia più alta di lui? Perché più alta? Perché le paludi bramano l’anima che il poeta definisce d’oro? Perché la luna illumina quel che non dura? Come si fa a  vedere un cancello lontano, attraverso una folla di alberi e sentire vicino il freddo del ferro?

Questo è il fascino dei versi che ci rapiscono  e ci portano dentro l’animo di  Pessoa mentre guarda se stesso e  guarda la realtà immaginaria come fosse realmente  fuori di lui .

Guarda al suo corpo come palude che raggela l’anima con la sua  mortalità; guarda alle proprie mani come strumenti musicali antichi e imperfetti, i cembali,  in grado di emettere una sola nota;  guarda al tempo che il poeta definisce immobile, ma che sotto i nostri occhi scorre paradossalmente nella sua immobilità, anticipatrice dell’Oltre, tra rintocchi malinconici di campane, e grano biondo che impallidisce tra  ceneri morte.

Immagini che ci sensibilizzano verso il  mondo che Pessoa rende visibile e misterioso nello stesso tempo, in cui ciò che ci sembra lontano è vicino e ciò che ci sembra eterno è l’ora che fugge. Sono immagini che ci spingono  a meditare sul nostro essere mistero sulla nostra contraddittorietà tra il nostro apparire e il nostro intimo essere. Su ciò che crediamo il nostro orizzonte che nasconde invece i nostri errori, le nostre futilità oppiacee dei nostri silenzi interiori.

Leggere questi versi è scoprire ebbri la carnalità del nostro essere umani, dell’essere nulla.

Marcello Comitini

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PALUDI

Paludi che bramano la mia anima in oro…
Lamenti lontani di altre campane … Impallidisce il biondo
grano nelle ceneri di Ponente …Corre un freddo carnale da me alla mia anima…
Così sempre uguale, il Tempo! … Ondeggiare delle palme sulle cime! …
Silenzio nella parte inferiore delle foglie, autunno mite
D’un canto di vago uccello … Azzurro dimenticato nello stagno …
Oh quale muto grido di ansia mette gli artigli nel Tempo! …
Quale mio turbamento anela ad altro che a piangere? …
Tendo le mani nell’Oltre, ma tendendole già vedo
Che quello che voglio non è ciò che desidero …
Cimbali d’imperfezione … O quanto antica
L’ora espulsa da te – Tempo! …Onda che nel ritirarsi invade
Il mio abbandonare me stesso sino a svenire
E ricordare tanto il me presente sino a sentirmi senza memoria…
Fluido di aureola trasparente dell’Essere, privo di avere …
Il mistero sa di me che io sono un altro … Il chiaro di luna su quel che non dura…
La sentinella è rigida, la lancia che poggia sul terreno
È più alta di lei … Perché tutto questo… Giorno piatto…
Rampicanti di futilità lambiscono l’oltre del Tempo!
Orizzonti che chiudono gli occhi sullo spazio con segnali di errore!
Fanfare oppiacee di futuri silenzi! … Lunghi treni! …
Cancelli visti lontano, attraverso gli alberi, così di ferro!…