Éric-Emmanuel Schmitt – IL VISITATORE / Estratto

Éric-Emmanuel Schmitt (Sainte-Foy-lès-Lyon, 28 marzo 1960)
IL VISITATORE (Estratto dalla scena 8)
Traduzione dal francese
di Alberto Bracci Testasecca
Settembre 2008, Edizioni e/o

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Paul Hindemith – Trauermusik (1936)
Yuri Bashmet, viola
Solisti di Mosca

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Il visitatore è una commedia di Éric-Emmanuel Schmitt, rappresentata per la prima volta a Parigi nel 1993. Con quest’opera, l’autore – allora giovane professore francese di filosofia e drammaturgo – ha ottenuto nel ’93 diversi premi Molière.
L’opera, ambientata a Vienna nell’aprile del 1938, si compone di 17 scene, all’interno delle quali si svolge il dialogo fra Sigmund Freud, la figlia Anna, un ufficiale della Gestapo, e un misterioso intruso dotato di oscuri poteri mnemonici sugli altri, che si scoprirà essere in grado di conoscere eventi importanti dell’infanzia di Freud.

Estratto dalla scena 8

L’Austria è stata da poco annessa di forza al Terzo Reich, Vienna è occupata dai nazisti, gli ebrei vengono perseguitati ovunque. In Berggasse 19, celeberrimo indirizzo dello studio di Freud, il famoso psicanalista attende affranto notizie della figlia Anna, portata via dalla Gestapo. Ma l’angosciata solitudine non dura molto: dalla finestra spunta infatti un inaspettato visitatore che fin da subito appare ben intenzionato a intavolare con Sigmund Freud una conversazione sui massimi sistemi. Il grande indagatore dell’inconscio è insieme infastidito e incuriosito. Chi è quell’importuno? Cosa vuole? È presto chiaro che quel curioso individuo in frac non è un ladro né uno psicopatico in cerca di assistenza. Chi è dunque? Stupefatto, Freud si rende conto fin dai primi scambi di battute di avere di fronte nientemeno che Dio, lo stesso Dio del quale ha sempre negato l’esistenza. O è un pazzo che si crede Dio? Freud ci crede e non ci crede; Dio, del resto, non è disposto a dare dimostrazioni di se stesso come se fosse un mago o un prestigiatore. Sullo sfondo, la sanguinaria tragedia del nazismo che porta Freud a formulare la domanda fatale: se Dio esiste, perché permette tutto ciò?