BUKOWSKI – POESIE

LETTURA DELL’11 DICEMBRE 2015

Charles Bukowski

00:22 “La casa”, da: It Catches My Heart in Its Hands (Poems 1955-1963)
03:03 “Il pescatore”, da: Burning in Water, Drowning in Flame (Poems 1972-1973)
04:39 “Classici”, da: Bone Palace Ballet (As young as we were ever going to get)
07:14 “1813-1883”, da: You Get So Alone at Times That It Just Makes Sense
08:24 “Splash”, da: Betting on the Muse: Poems & Stories
10:10 “La tragedia delle foglie”, da: It Catches My Heart in Its Hands (Poems 1955-1963)

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Archie Shepp, Blue in Gree
Alone Together

Cecil Taylor, Conquistador

BUKOWSKI – La morte si fuma i miei sigari

Charles Bukowski
“La morte si fuma i miei sigari”

Death is smoking my cigars [from The Last Night of the EarthPoems (1992)
traduzione : Christian Raimo e Tiziana Lo Porto
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Moon Dreams
Miles Davis

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Sai com’è: sono qui ubriaco ancora
una volta e ascolto Chajkovskij alla radio.
Gesù, lo sentivo quarantasette anni fa
quando ero uno scrittore morto di fame
ed eccolo qui di nuovo
ora io sono uno scrittore con un po’ di successo
e la morte va su e giù per questa stanza
e si fuma i miei sigari
beve qualche sorso del mio vino
mentre il vecchio Pietro continua a darci dentro
con la sua “Patetica”,
ho fatto un bel pezzo di strada
e se ho avuto fortuna è perché ho tirato bene i dadi:
ho fatto la fame per l’arte, ho fatto la fame per
riuscire a guadagnare cinque dannati minuti, cinque ore,
cinque giorni,
volevo soltanto buttare giù qualche frase,
il successo, il denaro non importavano:
io volevo scrivere
e loro volevano che stessi alla pressa meccanica,
in fabbrica alla catena di montaggio
volevano che facessi il fattorino in un
grande magazzino.

Bè, dice la morte, passandomi accanto,
ti prenderò comunque,
non importa quello che sei stato:
scrittore, tassista, pappone, macellaio,
paracadutista acrobatico, io ti prenderò…
okay, baby, le dico io.
Adesso ci beviamo qualcosa insieme
mentre l’una di notte diventano le due
e lei solo sa quando verrà il momento,
ma oggi sono riuscito a fregarla:
mi sono preso altri cinque dannati minuti
e molto di più.

BUKOWSKI – Giorni come rasoi, notti piene di ratti

REGISTRAZIONE DEL LUGLIO 2011

Charles Bukowski
Giorni come rasoi, notti piene di ratti

Days like razors, nights full of rats
(The Last Night of the Earth Poems)

Traduzione di Christian Raimo

Lettura e pianoforte: Luigi Maria Corsanico

*** *** *** *** *** ***

Quando ero molto giovane dividevo equamente il mio tempo tra
bar e biblioteche; come poi riuscissi a provvedere agli
altri miei normali bisogni resta un mistero; boh, semplicemente
non me ne preoccupavo più di tanto –
se avevo un libro o qualcosa da bere allora non pensavo troppo
a tutto il resto – gli scemi riescono a crearsi un paradiso
tutto loro.
quando stavo al bar, pensavo di essere un duro, spaccavo le cose, facevo a botte con gli altri, ecc.
nelle biblioteche era un’altra storia: me ne stavo zitto, giravo
da una sala all’altra, i libri non li leggevo tanto per intero
ma a pezzetti: medicina, geologia, letteratura e
filosofia. psicologia, matematica, storia, e quelle cose lì mi
davano la nausea. e per la musica ero più interessato alla musica vera e propria e alle
vite dei compositori che agli aspetti tecnici…
comunque, era con i filosofi che sentivo un senso di fratellanza:
Schopenhauer e Nietzsche e, anche se era difficile da leggere, pure il vecchio Kant;
trovavo che Santayana, che al tempo era parecchio famoso, fosse
fiacco e noioso, con Hegel invece ti dovevi fare un vero mazzo, soprattutto
se la sera prima avevi bevuto; c’è tanta gente che ho letto e che mi sono scordato,
e probabilmente non mi sono perso niente, ma mi ricordo di un tizio che ha scritto un libro intero nel quale dimostrava che la luna non c’è
e ci riusciva così bene che alla fine tu pensavi, quest’uomo
ha assolutamente ragione, la luna non c’è.
come poteva un ragazzo degnarsi di andare a lavorare
8 ore al giorno quando non c’era più nemmeno la luna?
cos’altro ti potevano togliere?
e
non mi piaceva tanto la letteratura quanto piuttosto i critici
letterari; erano dei veri cazzoni, quei tizi; usavano
un linguaggio raffinato, a suo modo splendido, per dire agli altri
critici, agli scrittori, che erano dei rottinculo. mi
rincuoravano.
ma erano i filosofi che soddisfacevano
quel bisogno
che si celava da qualche parte nella mia testa confusa: immergendomi
nei loro eccessi e nel loro
farraginoso vocabolario,
spesso mi
incantavano
saltavano fuori
con affermazioni azzardate infiammate che mi sembravano
verità assoluta o maledettamente vicine
alla verità assoluta,
e questo tipo di sicurezza era quello che cercavo per la vita
di ogni giorno, che assomigliava molto di più
a un pezzo di cartone.
quei tizi erano dei grandi, mi hanno fatto sopportare
giorni come rasoi e notti piene di ratti; mentre le donne
tiravano sul prezzo come banditrici venute dall’inferno.
i miei fratelli, i filosofi, loro mi parlavano come
nessun altro per strada o in giro aveva fatto mai; riempivano
un vuoto immenso.
che bravi ragazzi, oh, davvero dei bravi
ragazzi!
eh sì, le biblioteche sono state utili; ma nel mio altro tempio, nei
bar, era un’altra storia, più semplificata, le parole
e i comportamenti erano
diversi…
i giorni in biblioteca, le notti al bar.
le notti erano simili,
hai qualcuno seduto vicino, e magari non è
neanche un tipo cattivo, ma a me non ispira per niente,
c’è un’orribile aria di morte lì dentro – penso a mio padre,
ai miei professori, alle facce che stanno sulle monete e le banconote,
ai sogni popolati da assassini con occhi spenti; be’,
in un modo o nell’altro io e questo tizio prendiamo a scambiarci delle occhiate,
una rabbia violenta inizia lentamente a montare: siamo nemici, cane e
gatto, prete e ateo, acqua e fuoco; la tensione cresce,
mattone su mattone, in attesa del crollo; le mani
giunte e poi sciolte, beviamo, adesso, finalmente abbiamo uno
scopo:
si gira verso di me:
“amico, c’è qualcosa che non va?”
“come no, sei tu”.
“e ci vogliamo fare qualche cosa?”
“sicuro”.
finiamo di bere, ci alziamo, e usciamo sul retro del
bar, fuori nel vicolo; ci giriamo
e siamo uno di fronte all’altro.
io gli dico: “tra noi due non c’è altro che questa distanza: a te
ti va di
eliminarla?”
lui mi si getta addosso e in qualche modo è soltanto una parte della parte della
parte.

Charles Bukowski – e così vorresti fare lo scrittore?

Charles Bukowski – e così vorresti fare lo scrittore?
da “E così vorresti fare lo scrittore?”
Guanda, 2007
(Traduzione di Simona Viciani)
so you want to be a writer?
“Sifting Through the Madness for the Word, the Line, the Way”,
Ecco Press, New York, 2003


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Keith Jarrett Trio
In Your Own Sweet Way

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e così vorresti fare lo scrittore? –

se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun
altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono e noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall’auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.

quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da
sé e continuerà
finché tu morirai o morirà in
te.

non c’è altro modo.

e non c’è mai stato.

CHARLES BUKOWSKI – ESSI TUTTI LO SANNO

Charles Bukowski
Essi tutti lo sanno


Lettura di Luigi Maria Corsanico


They, all of them, know
Burning in Water Drowning in Flame
Selected Poems 1955-1973
Traduzione di Vincenzo Mantovani

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chiedete ai pittori da marciapiede di Parigi
chiedete al sole su un cane addormentato
chiedete ai tre porcellini
chiedete al giornalaio
chiedete alla musica di Donizetti
chiedete al barbiere
chiedete all’assassino
chiedete all’uomo appoggiato al muro
chiedete al predicatore
chiedete all’ebanista
chiedete al borsaiolo o al prestatore su pegno o al soffiatore
di vetro o al venditore di letame o al dentista
chiedete al rivoluzionario
chiedete all’uomo che ficca la testa nelle fauci di un leone
chiedete all’uomo che sgancerà la prossima bomba atomica
chiedete all’uomo che si crede Cristo
chiedete alla cutrettola che la sera torna al nido
chiedete al guardone
chiedete all’uomo che muore di cancro
chiedete all’uomo che ha bisogno di un bagno
chiedete all’uomo con una gamba sola
chiedete al cieco chiedete all’uomo che parla bleso
chiedete al mangiatore d’oppio
chiedete al chirurgo tremante
chiedete alle foglie sulle quali camminate
chiedete a uno stupratore o al bigliettaio di un tram
o a un vecchio che strappa le erbacce nel giardino
chiedete a una sanguisuga
chiedete a un domatore di pulci
chiedete a un mangiatore di fuoco
chiedete all’uomo più miserabile che riuscite a trovare
nel suo più miserabile momento
chiedete a un maestro di judo
chiedete a un guidatore di elefanti
chiedete a un lebbroso, un ergastolano, un tisico
chiedete a un professore di storia
chiedete all’uomo che non si pulisce mai le unghie
chiedete a un pagliaccio o alla prima faccia
che vedete alla luce del giorno
chiedete a vostro padre
chiedete a vostro figlio e al suo figlio futuro
chiedete a me chiedete a una lampadina bruciata in un
sacchetto di carta
chiedete ai tentati, ai dannati, agli stolti, ai saggi, agli adulatori
chiedete ai costruttori di templi
chiedete agli uomini che non hanno mai portato scarpe
chiedete a Gesù
chiedete alla luna
chiedete alle ombre nel ripostiglio
chiedete alla falena, al monaco, al pazzo
chiedete all’uomo che disegna le vignette del “New Yorker”
chiedete a un pesce rosso
chiedete a una felce che balla il tiptap
chiedete alla carta geografica dell’India
chiedete a un viso gentile
chiedete all’uomo che si nasconde sotto il vostro letto
chiedete all’uomo che odiate di più a questo mondo
chiedete all’uomo che ha bevuto con Dylan Thomas
chiedete all’uomo che ha allacciato i guantoni di Jack Sharkey
chiedete all’uomo dalla faccia triste che beve il caffè
chiedete all’idraulico
chiedete all’uomo che ogni notte sogna gli struzzi
chiedete alla maschera di un baraccone
chiedete al falsario
chiedete all’uomo che dorme in un vicolo
sotto un foglio di carta
chiedete ai conquistatori di nazioni e pianeti
chiedete all’uomo che si è appena tagliato un dito
chiedete a un segnalibro nella bibbia
chiedete all’acqua che sgocciola da un rubinetto mentre
squilla il telefono
chiedete allo spergiuro
chiedete alla vernice blu scuro
chiedete al paracadutista chiedete all’uomo col mal di pancia
chiedete all’occhio divino così mellifluo e lacrimoso
chiedete al ragazzo che indossa calzoni attillati
nell’accademia dispendiosa
chiedete all’uomo che è scivolato nella vasca
chiedete all’uomo azzannato dallo squalo
chiedete a quello che mi ha venduto i guanti spaiati
chiedete a questi e a tutti quelli che ho lasciato fuori
chiedete al fuoco al fuoco al fuoco…
chiedete anche ai bugiardi
chiedete a chi vi pare quando vi pare il giorno che vi pare
che stia piovendo o che sia nevicato
o che stiate uscendo su una veranda gialla di sole caldo
chiedete a questo chiedete a quello
chiedete all’uomo con la cacca d’uccello sui capelli
chiedete al torturatore di animali
chiedete all’uomo che ha visto molte corride in Spagna
chiedete ai proprietari di Cadillac nuove
chiedete alle celebrità
chiedete ai timidi
chiedete agli albini e all’uomo di stato
chiedete ai padroni di casa e ai giocatori di biliardo
chiedete ai cialtroni
chiedete ai sicari prezzolati
chiedete ai calvi e ai ciccioni e agli uomini alti e a quelli bassi
chiedete agli uomini con un occhio solo
e a quelli sempre arrapati e a quelli no
chiedete agli uomini che leggono tutti gli articoli di fondo
chiedete agli uomini che coltivano le rose
chiedete agli uomini che quasi non sentono il dolore
chiedete ai moribondi
chiedete a chi falcia il prato e a chi va alla partita di calcio
chiedete a qualcuno (uno qualsiasi) di questi o a tutti questi
chiedete chiedete chiedete e tutti vi diranno:
UNA MOGLIE BRONTOLONA AFFACCIATA ALLA RINGHIERA
E’ PIU DI QUANTO UN UOMO POSSA SOPPORTARE.

Charles Bukowski – Bluebird

Henry Charles “Hank” Bukowski Jr., nato Heinrich Karl Bukowski, noto anche con lo pseudonimo Henry Chinaski, suo alter ego letterario. (Andernach, 16 agosto 1920 – Los Angeles, 9 marzo 1994)

Charles Bukowski – Bluebird
The Last Night of the Earth Poems


Interpretazione, pianoforte ed effetti:

Luigi Maria Corsanico

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Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire,
ma con lui sono inflessibile,
gli dico: rimani dentro, non voglio che
nessuno ti veda.

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire
ma gli verso addosso whisky e aspiro
il fumo delle sigarette
e le puttane e i baristi
e i commessi del droghiere
non sanno che lì dentro c’è lui.

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire
ma io con lui sono inflessibile,
gli dico: rimani giù, mi vuoi fare
andar fuori di testa?
vuoi mandare all’aria tutto il mio lavoro?
vuoi far saltare le vendite dei miei libri in Europa?

Nel mio cuore c’è un uccello azzurro
che vuole uscire
solo di notte qualche volta
quando dormono tutti.
Gli dico: lo so che ci sei,
non essere triste
poi lo rimetto a posto,

ma lui lì dentro un pochino canta,
mica l’ho fatto davvero morire,
dormiamo insieme così
col nostro patto segreto
ed è così grazioso da far piangere
un uomo, ma io non piango,
e voi?