Fernando Pessoa – Álvaro de Campos / Ode al crepuscolo

Fernando Pessoa – Ode al crepuscolo
ÁLVARO DE CAMPOS
Dois excertos de odes
(fins de duas odes, naturalmente ) II

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Fernando Pessoa,
UNA SOLA MOLTITUDINE
(volume primo)
a cura di Antonio Tabucchi
con la collabirazione di
Maria José de Lancastre,
Biblioteca Adelphi 86, 1979

Immagini: Oswaldo Goeldi (1895 – 1961)
Pittore e incisore brasiliano.

J.S. Bach. Adagio
da Toccata, Adagio & Fuga BWV 564
Daniil Shafran, Violoncello
Anton Ginzburg, Pianoforte

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II

Ah, il crepuscolo, il cader della notte, l’accendersi delle luci nelle metropoli e la mano del mistero che soffoca il movimento, e in noi la stanchezza del tutto, che ci corrompe per una sensazione esatta e precisa e attiva della Vita! Ogni strada è un canale di una Venezia di tedio, e quanto mistero nel fondo unanime delle strade, delle strade all’ imbrunire, o Cesario Verde, mio Maestro, Cesario del Sentimento dum Ocidental! *
Che fonda inquietudine, che desiderio di altre cose, cose che non sono paesi, momenti, vite, che desiderio forse di altri stati d’animo inumidisce l’interno di un istante tardo e remoto!
Un orrore sonnambulo fra le luci che si accendono, un terrore tenero e liquido appoggiato agli angoli come un mendicante di sensazioni impossibili che nessuno, lo sa, potrà dargli…
Quando io morirò,
quando me ne andrò, ignobilmente, come tutti,
per quella strada la cui idea non si può affrontare,
per quella porta che potendo non varcheremmo mai,
per quel porto che il capitano della Nave non conosce,
che sia in quest’ora degna dell’angustia che ha accompagnato la
mia vita,
in quest’ora mistica e spirituale e antichissima,
in quest’ora in cui forse, molto prima di quanto si creda,
Platone vide in sogno l’idea di Dio
che scolpiva corpo ed esistenza nitidamente plausibili
nel suo pensiero esteriorizzato come un campo.
Sia in quest’ora il mio funerale,
in quest’ora in cui io non so come vivere,
in cui non so quali sensazioni avere o fingere di avere,
in quest’ora la cui misericordia è torturata ed eccessiva,
la cui ombra giunge da qualcosa che non è le cose,
il cui passaggio non strascica vesti sul terreno della Vita Sensibile
e non lascia profumi nelle strade dello sguardo.
Intreccia le mani sulle ginocchia, compagna che non ho né
voglio avere.
Intreccia le mani sulle ginocchia e guardami in silenzio in quest’ora in cui io non posso scorgere il tuo sguardo, guardami in silenzio e in segreto e chiedi a te stessa — tu che mi conosci — chi sono io…

(30.6.1914)

*José Joaquim Cesário Verde
(Lisbona, 25 febbraio 1855 -19 luglio 1886)
è stato un poeta portoghese.
La sua opera più conosciuta:
O Sentimento dum Ocidental, 1880.

PABLO NERUDA – EXILIO

El destierro es redondo:
un círculo, un anillo:
le dan vuelta tus pies, cruzas la tierra,
no es tu tierra,
te despierta la luz, y no es tu luz,
la noche llega: faltan tus estrellas,
hallas hermanos: pero no es tu sangre.

Pablo Neruda
Memorial de Isla Negra
III. El fuego cruel
Exilio

Memorial de Isla Negra. Buenos Aires, Losada, 1964.

Leído por Luigi Maria Corsanico

Fernando Sor – Fantasie, Op. 7
René Lacôte, guitarra

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Entre castillos de piedra cansada,
calles de Praga bella,
sonrisas y abedules siberianos,
Capri, fuego en el mar, aroma
de romero amargo
y el último, el amor,
el esencial amor se unió a mi vida
en la paz generosa,
mientras tanto,
entre una mano y otra mano amiga
se iba cavando un agujero oscuro
en la piedra de mi alma
y allí mi patria ardía
llamándome, esperándome, incitándome
a ser, a preservar, a padecer.

El destierro es redondo:
un círculo, un anillo:
le dan vuelta tus pies, cruzas la tierra,
no es tu tierra,
te despierta la luz, y no es tu luz,
la noche llega: faltan tus estrellas,
hallas hermanos: pero no es tu sangre.
eres como un fantasma avergonzado
de no amar más que a los que tanto te aman,
y aún es tan extraño que te falten
las hostiles espinas de tu patria,
el ronco desamparo de tu pueblo,
los asuntos amargos que te esperan
y que te ladrarán desde la puerta.

Pero con corazón irremediable
recordé cada signo innecesario
como si sólo deliciosa miel
se anidara en el árbol de mi tierra
y esperé en cada pájaro
el más remoto trino,
el que me despertó desde la infancia
bajo la luz mojada.
Me pareció mejor la tierra pobre
de mi país, el cráter, las arenas,
el rostro mineral de los desiertos
que la copa de luz que me brindaron.

Me sentí solo en el jardín, perdido:
fui un rústico enemigo de la estatua,
de lo que muchos siglos decidieron
entre abejas de plata y simetría.
Destierros! La distancia
se hace espesa,
respiramos el aire por la herida:
vivir es un precepto obligatorio.

Así es de injusta el alma sin raíces:
Rechaza la belleza que le ofrecen:
Busca su desdichado territorio:
Y sólo allí el martirio o el sosiego.

Fernando Pessoa – Monologo nella Notte

Fernando Pessoa – Monologo nella Notte
(Monólogo na Noite)
FERNANDO PESSOA
FAUST
Edizione italiana con testo a fronte
a cura di MariaJosé de Lancastre
Trascrizione del manoscritto originale
di Teresa Sobral Cunha
GIULIO EINAUDI EDITORE

Lettura di Luigi Maria Corsanico

György Ligeti
Lux Aeterna (1966)
arranged by Shea Lolin

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FAUST
ATTO TERZO

*
Monologo nella Notte

Sono la Coscienza in odio all’incosciente.
Sono un simbolo incarnato in dolore e in odio,
brandello d’anima di ipotetico Dio
scaraventato nel mondo
con la nostalgia pavida della patria
al cui orrore tremo se penso di tornare
ma senza nulla ( … ) dell’illusione
per vivere in questo esilio. Amore,
pace, amicizia, tutto quanto aiuta
a vivere la menzogna dell’universo
mi viene meno e io ( … )
Oh sistema simulato dell’universo
stelle-nienti, soli irreali
oh, con quale odio carnale e frastornante
il mio essere di esiliato vi odia.
Io sono l’inferno. Sono il Cristo negro
inchiodato sulla croce ignea di me stesso.
Sono la scienza che ignora;
sono l’insania del dolore e del pensare
sopra il libro dell’orrore del mondo.
Poiché sono stato io, maledetto orrore
che mi hai fatto essere e al quale non posso
pensare per maledirti, o per credere
in te; cosi pieno di coscienza e di misura
da non essere accecato dall’odio, da capire
che non so chi sei, da sapere
se almeno potrò pensare di odiarti.

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Monólogo na Noite

Sou a Consciência em Ódio ao inconsciente.
Sou um símbolo encarnado em dor e ódio
Pedaço d’alma de possível Deus
Arremessado para o mundo
Com a saudade pávida da pátria
A cujo horror tremo ao pensar voltar
Mas sem nada (…) da ilusão
Para viver neste desterro. Amor,
Paz, amizade, tudo quanto ajuda
A viver a mentira do universo
Falha-me e eu (…)

Ó sistema mentido do universo
Estrelas-nadas, sóis irreais
Oh com que ódio carnal e estonteante
Meu ser de desterrado vos odeia.
Eu sou o inferno. Sou o Cristo negro
Pregado na cruz ígnea de mim mesmo
Sou o saber que ignora;

Sou a insânia da dor e do pensar
Sobre o livro de horror do mundo.

Por que fui eu, amaldiçoado horror
Que me fizeste ser e que eu nem posso
Pensar para te amaldiçoar, ou crer
Em ti, tão cheio do consciente e mensurante
Que o ódio me não cegue para ver
Que não sei que tu és para saber
Se sequer poderei pensar odiar-te.

Fausto – Tragédia Subjectiva. Fernando Pessoa. (Texto estabelecido por Teresa Sobral Cunha. Prefácio de Eduardo Lourenço.) Lisboa: Presença, 1988. – 112.

(…) parole illeggibili/incerte nel manoscritto originale.

HART CRANE – GIARDINO ASTRATTO

Hart Crane
Giardino astratto

Garden abstract /White Buildings
Poems by Hart Crane”. New York, 1926
Traduzione di Marcello Comitini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Martina dal Brollo,
Donna Albero, 2010
http://www.martinadalbrollo.com/

Chet Baker – I’m Fool To Want You
Theaterhaus Jazztage
Stuttgart Germany
Live – April 1st, 1988

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La mela sul ramo è il suo desiderio,—
Sospensione splendente, imitazione del sole.
Il ramo ha trattenuto il respiro e la sua voce,
sordamente scandita sopra di lei nell’inclinarsi
e nell’ascendere di ramo su ramo, le offusca gli occhi.
È prigioniera dell’albero e delle sue dita verdi.

E così giunge a sognare d’essere essa stessa l’albero,
posseduta dal vento, che tesse le sue giovani vene,
la tiene al cielo e al suo vivace azzurro,
immergendo la febbre delle sue mani nella luce del sole.
Non ha memoria, né paura, né speranza
Se non l’erba e le ombre ai suoi piedi.

MARCELLO COMITINI – IMMAGINE

MARCELLO COMITINI
IMMAGINE
© 16 gennaio 2021

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Giorgio de Chirico
Autoritratto con la propria ombra, c. 1920

Sabbatical by Cedar Walton

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Qualcuno dagli occhi abbagliati
dall’insolita luce che dallo specchio
si riverbera nella stanza,
qualcuno che credevo svanito senza rimpianti
mi appare innanzi silenziosamente
nello spazio brunito dell’ombra
come l’argento della luna ai vetri della finestra.
L’immagine duplica se stessa
come se avesse un segreto
da svelare. Di chi?
Di me o dell’immagine
che credevo morta?
Di profilo di fronte ci somigliamo,
siamo l’ombra l’uno dell’altro,
ma lui era nato per conquistare il mondo
con una pietà priva di lacrime,
non ha abbandonato mai nessuno
ma sa svanire
come svanisce la nuvola se non la guardo.
E adesso torna a cercare nel mio passato
con il suo sguardo che attraversa la nebbia
tra i suoi occhi e l’orizzonte.
Un vuoto una solitudine
penetra il mio cuore mentre mi guardano
un silenzio una traccia di un dolore represso.
Immagine della mia immagine
o verità che rifiuto di riconoscere?

Marcello Comitini, Immagine © 16 gennaio 2021

Luigi Maria Corsanico legge “L’airone” (ITA – FR – ESP – ENG)

marcellocomitini

Airone-spicca-volo

In questo video ascolterete i suoni della lingua italiana attraverso la lettura affascinante e partecipata del carissimo amico Luigi Maria Corsanico.
Nei testi in lingua francese, spagnola, inglese avrete la possibilità di seguire il senso della poesia.
Grazie per l’ascolto e la lettura.

FR

Dans cette vidéo, vous écouterez les sons de la langue italienne à travers la lecture fascinante et participative de mon cher ami Luigi Maria Corsanico.
Dans les textes en français, espagnol, anglais, vous aurez l’occasion de suivre le sens de la poésie.
Merci d’avoir écouté et lu.

ESP

En este video escuchará los sonidos del idioma italiano a través de la lectura fascinante y participativa del querido amigo Luigi Maria Corsanico.
En los textos en francés, español e inglés, tendrá la oportunidad de seguir el significado de la poesía.
Gracias por escuchar y leer.

ENG

In this video you will listen to the sounds of the…

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Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij – Primi incontri

Arsenij Aleksandrovič Tarkovskij (Elisavetgrad, 25 giugno 1907 – Mosca, 27 maggio 1989)
Primi incontri
(Первые свидания, 1962)
Poesie scelte (Libri Scheiwiller, 1989), trad. it. G. Zappi

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Alexander Borodin
String Quartet No. 2 in D major, Notturno
Borodin String Quartet

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Ogni istante dei nostri incontri
lo festeggiavamo come un’epifania,
soli a questo mondo. Tu eri
più ardita e lieve di un’ala di uccello,
scendevi come una vertigine
saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti
al di là dello specchio.
Quando giunse la notte mi fu fatta
la grazia, le porte dell’iconostasi
furono aperte, e nell’oscurità in cui luceva
e lenta si chinava la nudità
nel destarmi: “Tu sia benedetta”,
dissi, conscio di quanto irriverente fosse
la mia benedizione: tu dormivi,
e il lillà si tendeva dal tavolo
a sfiorarti con l’azzurro della galassia le palpebre,
e sfiorate dall’azzurro le palpebre
stavano quiete, e la mano era calda.
Nel cristallo pulsavano i fiumi,
fumigavano i monti, rilucevano i mari,
mentre assopita sul trono
tenevi in mano la sfera di cristallo,
e – Dio mio! – tu eri mia.
Ti destasti e cangiasti
il vocabolario quotidiano degli umani,
e i discorsi s’empirono veramente
di senso, e la parola tua svelò
il proprio nuovo significato: zar.
Alla luce tutto si trasfigurò, perfino
gli oggetti più semplici – il catino, la brocca – quando,
come a guardia, stava tra noi
l’acqua ghiacciata, a strati.
Fummo condotti chissà dove.
Si aprivano al nostro sguardo, come miraggi,
città sorte per incantesimo,
la menta si stendeva da sé sotto i piedi,
e gli uccelli c’erano compagni di strada,
e i pesci risalivano il fiume,
e il cielo si schiudeva al nostro sguardo…
Quando il destino ci seguiva passo a passo,
come un pazzo con il rasoio in mano.

Pablo Neruda – La rama robada

Pablo Neruda – La rama robada
Los versos del capitán, 1952
Leído por Luigi Maria Corsanico

Imagen: Pablo y Matilde

Astor Piazzolla
Historia del Tango, Café 1930
Javier Albares, cello
Marisa Gómez, guitarra

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“Los versos del capitán” fue publicado por primera vez de manera anónima en Italia en 1952, siendo impreso por su amigo Paolo Ricci, Nápoles, Imprenta “L’Arte Tipográfica”. Apareció por primera vez bajo la autoría de Neruda en Chile en 1963, con una nota explicativa de su autor de por qué decidió quitarle el anonimato, con firma en Isla Negra en noviembre de ese año .


“EXPLICACIÓN
Mucho se discutió el anonimato de este libro. Lo que yo discutía en mi interior mientras tanto, era si debía o no sacarlo de su origen íntimo: revelar su progenitura era desnudar la intimidad de su nacimiento. Y no me parecía que tal acción fuera leal a los arrebatos de amor y furia, al clima desconsolado y ardiente del destierro que le dio nacimiento.
Por otra parte pienso que todos los libros debieran ser anónimos. Pero entre quitar a todos los míos mi nombre o entregarlo al más misterioso, cedí, por fin, aunque sin muchas ganas.
¿Qué por qué guardó su misterio por tanto tiempo? Por nada y por todo, por lo de aquí y lo de más allá, por alegrías impropias, por sufrimientos ajenos. Cuando Paolo Ricci, compañero luminoso, lo imprimió por primera vez en Nápoles en 1952 pensamos que aquellos escasos ejemplares que él cuidó y preparó con excelencia, desaparecerían sin dejar huellas en las arenas del sur.
No ha sido así. Y la vida que reclamó su estallido secreto hoy me lo impone como presencia del inconmovible amor.
Entrego, pues, este libro sin explicarlo más, como si fuera mío y no lo fuera: basta con que pudiera andar solo por el mundo y crecer por su cuenta. Ahora que lo reconozco espero que su sangre furiosa me reconocerá también.”
PABLO NERUDA
Isla Negra, noviembre de 1963

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En la noche entraremos
a robar
una rama florida.

Pasaremos el muro,
en las tinieblas del jardín ajeno,
dos sombras en la sombra.

Aún no se fue el invierno,
y el manzano aparece
convertido de pronto
en cascada de estrellas olorosas.
En la noche entraremos
hasta su tembloroso firmamento,
y tus pequeñas manos y las mías
robarán las estrellas.

Y sigilosamente,
a nuestra casa,
en la noche y en la sombra,
entrará con tus pasos
el silencioso paso del perfume
y con pies estrellados
el cuerpo claro de la primavera.

Marcello Comitini – Lettera a…

Marcello Comitini – Lettera a… © 06/01/2021

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Particolare da: Uomo che scrive una lettera (1660)
Jacob Levecq

MEDITATION – Paul HINDEMITH
Viola – Flora VAN LEEUWEN
Piano – Marc VAN MOERKERCKE

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Lettera a …

Da anni ti attendo in silenzio. Tu vieni
quando vorrai. So che verrai. Sei
la terra su cui poggio i piedi
il ramo da cui guardo il mondo.
Ma il giorno in cui mi sarai accanto
come una madre raramente amata
con l’agonia del figlio tra le braccia
non riuscirò a vederti. Ti sentirò soltanto.
A bocca spalancata e muta ti dirò eccomi.
Basta il movimento delle labbra. Le parole
non servono. Sorda ad ogni voce
umana o non umana
sollecita soltanto ai sospiri dell’anima.
I tuoi occhi volti all’indietro
nel non luogo della notte
mi riconoscono. Mi chiamerai per nome?
Quando verrai sarà un giorno tranquillo
simile a quello che mi ha visto nascere.
Nelle luci soffuse il parlare sottovoce
di uno sparuto coro accoglierà il tuo arrivo.
Un sommesso lamento qualche lacrima lenta.
Mi sarà data in dono
come Orfeo a Euridice
una rosa da custodire tra le mie mani sul petto.
E tu in piedi davanti al mio corpo
disteso sulla terra bianca delle lenzuola
somiglierai al mio sogno di donna
che mai mi ha stretto tra le sue braccia.
Quando verrai il tuo sorriso sarà l’invito
a rifugiarmi tra le tue. Sono fredde
ma mi faranno fremere perché è da tempo
che attendo di ricongiungermi
al buio caldo e umido del tuo corpo.
Vieni quando vorrai.
Sarai la serenità che ho atteso per aprire le ali.

Marcello Comitini – Lettera a… © 06/01/2021

Mario Luzi – Osso

Mario Luzi
da: Poesie ultime e ritrovate. Garzanti i grandi libri / POESIA
SOTTO SPECIE UMANA (1999)

  1. Promenade humaine I
    Osso

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Paul Hindemith
Trauermusik per Viola e archi (1936)
Yuri Bashmet, viola
Solisti di Mosca

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Che fai, terra, ti celi
o ti riveli
ti neghi
o ti concedi
all’uomo
ai suoi pensieri
ai suoi
imprendibili desideri?
oppure li ignori
e anche lui
ti ignora, e non lo crede,
vedi, ti chiede i suoi piaceri,
ti strappa i tuoi tesori, è vero,
però ti disconosce
e non gli pari
né amica né consorte,
solo avara
depositaria dei suoi averi,
solo arcigna
e vorace custode dei suoi ieri.
Ed ecco li rivuole
lui i suoi cimeli,
le sue memorie:
poi di nuovo ti usa
e ti affida le sue ceneri,
sempre trascura i tuoi misteri.
E io osso sepolto e dissepolto,
di chi sono,
dell’uomo
o tuo, terra, che umile
e ingorda m’hai pulito
e custodito,
o dell’unico
umoroso pathos –
Si scisse
ad opera del male
questo e della pena
e anela
forse alla ricongiunzione piena.
Venga,
oh venga presto irreversibilmente.