MARIO LUZI – RUGHE

Mi è venuto in mente, ascoltando questi versi ricchi di musicalità e di pensieri segreti, il commento di un tale che, avendo acquistato sul web il volume Poesie ultime e ritrovate, si lamentava di un poeta che “scrive parole prive di senso”. E tale può apparire a chi non conosce la poetica di questo Grande Poeta, se pone attenzione alle parole di questa poesia, in particolare a queste : “denti neghittosi/e morbidi”. Ma se conoscesse il cammino poetico (spesso doloroso e travagliato) che Luzi ha percorso durante la sua vita, capirebbe il vero senso di questa espressione. Non sono i denti fisici, che scopriamo ridendo, ma quelli dell’ “anima assente” alla coscienza e dunque neghittosa e morbida, che tollera i limiti umani dai “sospiri ciechi”, dai volti indifferenti, dalle “labbra lente” che “macerano antichi veleni”. In questa atmosfera di indifferenza, che la poesia crea magistralmente, l’universo appare privo di ogni colpa, “fin quando/da una buia ferita una creatura/mutata in ombra prenda a singhiozzare.”. Basta l’ombra di una buia ferita a scuotere l’anima non più assente. Per me che leggo questi versi, mi appare, più che una certezza, una speranza che sempre ha alimentato la coscienza di Luzi.
Alla fine di ogni lettura, scelta da Luigi, non posso che ringraziarlo dell’opportunità che offre a chi lo segue di affrontare il vero tema della cultura in generale e della poesia in particolare, stimolando il gusto letterario per la vera Arte, quella che ci fa riflettere e ci invita a guardarci intorno e a scoprire il valore dei simboli
.

Marcello Comitini, 20 maggio 2020

Mario Luzi – Rughe (1944)

Lettura di Luigi Maria Corsanico

LUZI
LE POESIE
Volume Primo
GARZANTI / I GRANDI LIBRI / Poesia

I. Il giusto della vita
UN BRINDISI
Affetti

Erik Satie – Gymnopédie No. 1
Piano – Paolo Bertolotto
Alto Flute – Luke Pickman

~~~~~~~~

Rughe (1944)

L’anima assente, ovunque mi rivolga
è un rigore che assidera le forme
nel vuoto dello sguardo,
l’uomo, un muto consistere d’aspetti
nell’eterna imminenza,
il perenne variare delle fonti.
Un incerto sorriso dissimula il terrore
ed esala fra i denti neghittosi
e morbidi l’oscuro sogno umano.
Sospiri ciechi, aneliti,
volti non più istigati fra i muri e fra le piante.
Le labbra lente macerano antichi veleni
nell’effimero blu della campagna.
Stanno i corpi pazienti,
cresce la sera arborea fra le nubi
e l’universo è incolume fin quando
da una buia ferita una creatura
mutata in ombra prenda a singhiozzare.

6 pensieri su “MARIO LUZI – RUGHE”

  1. Ti sono infinitamente grato, Luigi, per aver messo a commento il mio pensiero su questi versi di Luzi. Mi sembrava necessario esporre alcuni chiarimenti su una poesia che raramente è apprezzata nel suo profondo valore. Scegliendo di leggerla ne hai messo in luce il vero significato.

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