Marcello Comitini – Della poesia non sapevo nulla

Marcello Comitini
Della poesia non sapevo nulla
©2019

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Max Richter – On the Nature of daylight
Orchestre Gabriel Fauré du CRD d’Angoulême

Elaborazione grafica: L.M.Corsanico

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Marcello Comitini
Della poesia non sapevo nulla ©2019

Della poesia non sapevo nulla.
Se fosse venuta a trovarmi
con sorrisi e modi eleganti
sarei stato felice e mi avrebbe donato
il sacro carisma di poeta.
Della sua eleganza dei suoi sentimenti
della sua delicatezza affascinante
non sapevo nulla.
Conoscevo gli orrori del vivere
le delusioni del bambino dimenticato
dell’adolescente guardato
come il graffio sanguinante del gatto
sul braccio teso a punirlo.
E l’orrore dell’ uomo
che ha perduto il gusto della vita
tra le piaghe del dover vivere.
I miei occhi erano ciechi
le mie dita erano vuote
nel cuore batteva una pena
un desiderio bruciante
di una mano da prendere.
Dicevano che ero vivo
che i miei occhi non stavano fermi
ma dentro bruciava qualcosa
non sapevo cosa, una fiamma
un sentimento d’amore
una voglia
di nascondermi tra i sogni.
Di giorno mi rifugiavo nella notte
di notte sentivo nel petto
la luce fredda della luna
Mi spingeva a guardare l’infinito stellato
i colori dei fiori, a sentire
il profumo di terra bagnata.
Mi diceva che il vento porta via ogni cosa
anche ciò che ami, ciò che tieni
stretto al cuore.
Gli alberi erano il simbolo della vittoria.
Li spogliava d’inverno. Ma in primavera
loro pazienti e caparbi
tornavano a vestirsi.
Nei miei sogni però
gridavano e piangevano.
Da lontano la montagna
era mia madre ammantata di bianco
e il rosso della lava erano le sue labbra
i cui baci invano ho desiderato.
Dell’uomo sapevo, di mio padre sapevo
ch’era capace d’essere gentile
che poteva essere crudele
infiggere pene, condurre a morire.
Ai piedi di una croce ho visto
pendere in alto un giovane
che invocava suo padre.
Ha risposto il gelido sospiro della morte.
E gli uomini si giocavano il suo mantello
si spartivano le vesti ridevano della sua agonia.
Se la poesia fosse venuta a trovarmi
avrei capito che l’amore perdona.
E invece la poesia l’ho cercata io.
Dentro un povero tugurio
ho trovato una donna dallo sguardo fiero
nascosta nel buio tra pareti di pietra
che gocciavano sangue come da quella croce.
Cantava sotto voce
avvolta nel mantello del giovane crocifisso
nelle sue vesti divise e una spugna in mano
zuppa d’aceto. L’odore acre mi soffocava.
Con tono arrogante (pensavo già d’essere
poeta) le chiesi
dove potessi trovare la poesia.
Cosa vuoi da lei? E puntandomi il dito
Non sono io poesia. Ormai decaduta
abita ancora un castello sontuoso
con eleganti dame di compagnia
e servitori ossequiosi.
Questa è la tana dei poveri
di coloro che sognano inutilmente
una vita da esseri umani.
Rimani, ti prego
T’insegnerò che amare
è più doloroso dell’odio.
Rimani nel mio tugurio.
Tu non sarai mai poeta.
Sarai l’eco soltanto
dei dolori degli uomini
trafitti dalla guerra
dall’odio dalla dimenticanza.
Sarai il silenzio dei poveri
trascinati nel fango
dei negri ubriachi ributtati in mare
di uomini e donne condannati
per aver pensato, per aver lottato
per aver creduto nell’essere libero.
Griderai e ti diranno
che non sarai mai un poeta.
I poeti sono eleganti scrivono bene
parlano bene sussurrano anche
quando parlano del dolore e dei morti.
Hanno la musica e fanno danzare il mondo
e il mondo ride con le mani in tasca.
Non sarai mai un poeta – mi dice la donna –
Rimani. Non spegnere il loro silenzio

3 pensieri su “Marcello Comitini – Della poesia non sapevo nulla”

  1. Scegliere Max Richter come colonna sonora significa avere grande cognizione di causa che è confermata, del resto, dalle tue altre scelte ivi compresa il lirismo di Marcello, irrinunciabile ascolto come odorare vento e terra quando abiti in campagna, il simbolo degli alberi e della montagna son metafore che, da sole meritano , un vigoroso applauso.

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