FERNANDO PESSOA – da “Il libro dell’inquietudine”

Registrazione del 1° gennaio 2016

FERNANDO PESSOA
Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares

“Tutta la vita dell’anima umana
è un movimento nella penombra…”

Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati
Newton Compton editori

Titolo originale:
Livro do Desassossego, Composto por Bernardo Soares,
Ajudante de Guarda-livros na Cidade de Lisboa.

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Dipinti di Jeanne Bessette
http://bessetteart.com/

Alma
Paolo Fresu-trumpet
Omar Sosa-piano
Jacques Morelenbaum-cello

~~~~~~~~~~~~

Tutta la vita dell’anima umana è un movimento nella penombra.
Viviamo, nell’imbrunire della coscienza, mai certi di cosa siamo o di cosa supponiamo essere.
Nei migliori di noi vive la vanità di qualche cosa, e persiste un errore il cui angolo non conosciamo.
Siamo qualcosa che accade nell’intervallo di uno spettacolo; a volte, attraverso delle porte, intravediamo ciò che forse non è altro che scenario. Tutto il mondo è confuso, come voci nella notte.

Proprio ora ho riletto queste pagine, nelle quali scrivo con persistente chiarezza e mi interrogo: Cosa è questo, e a cosa serve? Chi sono quando sento? Cosa muoio quando sono?

Come qualcuno che, da molto in alto, cerchi di distinguere la vita a valle, così io stesso mi contemplo da una cima, e sono un tutto uno con il paesaggio indistinto e confuso.

È in queste ore di abisso nell’anima che il più piccolo particolare mi opprime come una lettera d’addio.
Mi sento costantemente alla vigilia di un risveglio, mi procura sofferenza l’involucro di me stesso, in un soffocamento di conclusioni. Di buon grado griderei, se la mia voce giungesse da qualche parte. Ma c’è un grande sonno in me che si sposta da sensazione a sensazione come una successione di nuvole, di quelle nuvole che cospargono, dei diversi colori del sole e di verde, l’erba maculata di ombre dei vasti campi.

Sono come qualcuno che cerca a caso, non sapendo dove sia stato nascosto l’oggetto che non gli hanno chiarito cosa fosse. Giochiamo a nascondino con nessuno. C’è, altrove, un sotterfugio trascendente, una divinità fluida e solo percepita.

Rileggo, sì, queste pagine che rappresentano ore povere, piccoli riposi o illusioni, grandi speranze indirizzate verso il paesaggio, pene come stanze in cui non si entra, certe voci, una grande stanchezza, il vangelo ancora da scrivere.

Ciascuno ha la sua vanità, e la vanità di ciascuno è la dimenticanza che esistono altri con anima uguale alla nostra. La mia vanità sono alcune pagine, alcuni brani, certi dubbi…

Rileggo? Ho mentito! Non oso rileggere. Non posso rileggere. A che mi serve rileggere?
Ciò che è lì è un’altra cosa. Non capisco più niente…

~~~~~~~~~~~

Toda a vida da alma humana é um movimento na penumbra. Vivemos, num lusco-fusco da consciência, nunca certos com o que somos ou com o que nos supomos ser. Nos melhores de nós vive a vaidade de qualquer coisa, e há um erro cujo ângulo não sabemos. Somos qualquer coisa que se passa no
intervalo de um espetáculo; por vezes, por certas portas, entrevemos o que talvez não seja senão cenário. Todo o mundo é confuso, como vozes na noite.
Estas páginas, em que registo com uma clareza que dura para elas, agora mesmo as reli e me interrogo. Que é isto, e para que é isto? Quem sou quando sinto? Que coisa morro quando sou?
Como alguém que, de muito alto, tente distinguir as vidas do vale, eu assim mesmo me contemplo de um cimo, e sou, com tudo, uma paisagem indistinta e confusa.
É nestas horas de um abismo na alma que o mais pequeno pormenor me oprime como uma carta de adeus. Sinto-me constantemente numa véspera de despertar, sofro-me o invólucro de mim mesmo, num abafamento de conclusões. De bom grado gritaria se a minha voz chegasse a qualquer parte. Mas há um grande sono comigo, e desloca-se de umas sensações para outras como uma sucessão de nuvens, das que deixam de diversas cores de sol e verde a relva meio ensombrada dos campos prolongados.
Sou como alguém que procura ao acaso, não sabendo onde foi oculto o objeto que lhe não disseram o que é. Jogamos às escondidas com ninguém.
Há, algures, um subterfúgio transcendente, uma divindade fluida e só ouvida.
Releio, sim, estas páginas que representam horas pobres, pequenos sossegos ou ilusões, grandes esperanças desviadas para a paisagem, mágoas como quartos onde se não entra, certas vozes, um grande cansaço, o evangelho por escrever.
Cada um tem a sua vaidade, e a vaidade de cada um é o seu esquecimento de que há outros com alma igual. A minha vaidade são algumas páginas, uns trechos, certas dúvidas…
Releio? Menti! Não ouso reler. Não posso reler. De que me serve reler? O que está ali é outro. Já não compreendo nada…

1 commento su “FERNANDO PESSOA – da “Il libro dell’inquietudine””

Rispondi a marzia Cancella risposta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...