Fernando Pessoa – Leggo e mi sento liberato

 Il 30 novembre 1935 muore all’età di 47 anni. Negli ultimi momenti della sua vita chiede i suoi occhiali e invoca gli eteronimi. La sua ultima frase scritta è nella lingua in cui fu educato, l’inglese: I know not what tomorrow will bring (Non so cosa porterà il domani).

da:
Fernando Pessoa
IL LIBRO DELL’ INQUIETUDINE
DI BERNARDO SOARES

Titolo originale: Livro do Desassossego
Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Bach/Busoni – Adagio da BWV 564
Vladimir Horowitz

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I know not what tomorrow will bring (Scritto autografo di Fernando Pessoa)

FERNANDO PESSOA – IL LIBRO DELL’INQUIETUDINE

52.

“Quantunque io appartenga, spiritualmente, alla stirpe dei romantici, non trovo riposo se non nella lettura dei classici. La loro stessa ristrettezza, attraverso cui la chiarezza si esprime, chissà da cosa mi conforta. Colgo in essi una alacre impressione di vita ampia, che contempla vasti spazi senza percorrerli. Gli stessi dèi pagani riposano del mistero.
L’analisi più che curiosa delle sensazioni – a volte delle sensazioni che supponiamo di avere – l’identificazione del cuore con il paesaggio, la rivelazione anatomica dei nervi tutti, l’uso del desiderio come volontà e dell’aspirazione come pensiero – tutte queste cose mi sono fin troppo familiari perché mi rechino qualche altra novità, o mi procurino quiete.
Ogni volta che provo tali sensazioni, desidererei, proprio perché le sento, stare a sentire un’altra cosa. Al contrario, quando leggo un classico, mi viene data proprio questa altra cosa.
Lo confesso apertamente e senza vergogna… Non c’è brano di Chateaubriand o canto di Lamartine – brani che tante volte sembrano dare voce a ciò che penso, canti che spesso mi sembrano declamati per essere riconosciuti – che mi elevi o mi innalzi come un brano in prosa di Vieira o un’ode di quei pochi classici nostri che sono stati davvero seguaci di Orazio.
Leggo e mi sento liberato. Acquisisco oggettività. Non sono più io e mi dissipo. E ciò che leggo, invece di essere un mio abito che vedo appena e a volte mi pesa, è la grande chiarezza del mondo esterno, del tutto straordinaria, il sole che vede tutti, la luna che martella di ombre il suolo quieto, gli ampi spazi che finiscono in mare, la solidità nera degli alberi punteggiati di verde sulla chioma, la pace solida delle fontane delle ville di campagna, i sentieri ostruiti dalle vigne, lungo i brevi declivi dei pendii.
Leggo come chi abdica. E, come la corona o il mantello reali non sono mai così grandi come quando il Re, che se ne va, li abbandona al suolo, depongo sui mosaici delle anticamere tutti i miei giorni trionfali del tedio e del sogno, e salgo la scalinata con la sola nobiltà di vedere.
Leggo come chi passa. Ed è nei classici, nei calmi, in quelli che, quando soffrono, non lo dicono, che mi sento transeunte sacro, unto pellegrino contemplatore senza motivo del mondo senza proposito, Principe del Grande Esilio, che andandosene ha dato, all’ultimo mendicante, l’estrema elemosina della propria desolazione.”

9 pensieri su “Fernando Pessoa – Leggo e mi sento liberato”

  1. :: Roberto Vecchioni – pensieri d’autore – Pessoa

    ::
    :: Roberto Vecchioni – Le lettere d’amore

    ::

    “… La cattiveria nasce da sentimenti negativi come la solitudine, la tristezza e la rabbia. Viene da un vuoto dentro di te che sembra scavato con il coltello, un vuoto in cui rimani abbandonato quando qualcosa di molto importante ti viene strappato via.”
    .
    [Ryū Murakami, Tokyo soup, 1997]

    ::

    “A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all’altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione.”
    .
    [ Jack Kerouac ]

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