Jorge Luis Borges  – Elogio dell’ombra


Jorge Luis Borges
Elogio dell’ombra   (Elogio de la sombra 1969)
Traduzione di Livio Bacchi Wilcock
da “Jorge Luis Borges, Poesie”, BUR, Milano, 2004
 
Lettura di Luigi Maria Corsanico
 
“Song to the Mother” from the album “When the winds dissolve”.
Johannes Möller-Classical guitar.


La vecchiaia (è questo il nome che gli altri le danno)
può essere il tempo della nostra felicità.
L’animale è morto o è quasi morto.
Rimangono l’uomo e la sua anima.
Vivo tra forme luminose e vaghe
che non sono ancora le tenebre.
Buenos Aires,
che prima si lacerava in suburbi
verso la pianura incessante,
è diventata di nuovo la Recoleta, il Retiro,
le sfocate case dell’Once
e le precarie e vecchie case
che chiamiamo ancora il Sur.
Nella mia vita sono sempre state troppe le cose;
Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;
il tempo è stato il mio Democrito.
Questa penombra è lenta e non fa male;
scorre per un mite pendio
e assomiglia all’eternità.
I miei amici non hanno volto,
le donne sono quel che erano molti anni fa,
gli incroci delle strade potrebbero essere altri,
non ci sono lettere sulle pagine dei libri.
Tutto questo dovrebbe intimorirmi,
ma è una dolcezza, un ritomo.
Delle generazioni di testi che ci sono sulla terra
ne avrò letti solo alcuni,
quelli che continuo a leggere nella memoria,
a leggere e a trasformare.
Dal Sud, dall’Est, dall’Ovest, dal Nord,
convergono i cammini che mi hanno portato
nel mio segreto centro.
Quei cammini furono echi e passi,
donne, uomini, agonie, resurrezioni,
giorni e notti,
dormiveglia e sogni,
ogni infimo istante dello ieri
e di tutti gli ieri del mondo,
la ferma spada del danese e la luna del persiano,
gli atti dei morti, il condiviso amore, le parole,
Emerson e la neve e tante cose.
Adesso posso dimenticarle. Arrivo al mio centro,
alla mia algebra, alla mia chiave,
al mio specchio.
Presto saprò chi sono.

2 pensieri su “Jorge Luis Borges  – Elogio dell’ombra”

  1. 7.021 mila persone hanno ascoltato la tua voce e a 7.021 persone hai allungato la tua mano perché la stringessero assieme a quella di Borges e si tirassero fuori dal pantano, in cui quotidianamente viviamo, anche solo per la durata di quattro celestiali minuti. 7.021 (e altri si affiancheranno) diranno che Luigi Maria Corsanico è come un vento profondo che porta il profumo dei misteri di un’umanità in cerca sé stessa.

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