Fernando Pessoa – La morte è la curva della strada

Fernando Pessoa
La morte è la curva della strada

A morte é a curva da estrada 23-5-1932

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Poesie
di Fernando Pessoa
A cura di Antonio Tabacchi e Maria José de Lancastre
ADELPHI EDIZIONI S.P.A. MILANO

Poesias. Fernando Pessoa. (Nota explicativa de João Gaspar Simões e Luiz de Montalvor.)
Lisboa: Ática, 1942 (15ª ed. 1995). – 142.

Erik Satie: Gymnopedie No 1 – for flute cello and piano
Mate Palhegyi – flute,
Balazs Kantor – cello,
Szilvia Elek – piano

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La morte è la curva della strada,
morire è solo non essere visto.
Se ascolto, sento i tuoi passi
esistere come io esisto.

La terra è fatta di cielo.
Non ha nido la menzogna.
Mai nessuno si è smarrito.
Tutto è verità e cammino.

* * *

A morte é a curva da estrada,
Morrer é só não ser visto.
Se escuto, eu te oiço a passada
Existir como eu existo.

A terra é feita de céu.
A mentira não tem ninho.
Nunca ninguém se perdeu.
Tudo é verdade e caminho.

Dylan Thomas – La mano che firmò il trattato

Dylan Thomas
La mano che firmò il trattato
Lettura di Luigi Maria Corsanico
The hand that signed the paper

Dylan Thomas
Poesie
a cura di Ariodante Marianni
Einaudi, Torino 1965
Twenty-Five Poems, published by J. M. Dent & Co., London (1936).

Ludwig van Beethoven
Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92
II movimento, Allegretto
Berliner Philharmoniker, Herbert von Karajan

Disegno:
Peter Grippe
The Hand that Signed the Paper Felled a City
1960, Morris Gallery, New York

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La mano che firmò il trattato abbatté una città;
Cinque dita sovrane tassarono il respiro,
Raddoppiarono il globo dei morti e dimezzarono un paese;
Quei cinque re misero a morte un re.

La mano possente conduce a una spalla sghimbescia,
Il calcio rattrappisce le giunture delle dita;
Una penna d’un’oca ha messo fine all’omicidio
Che ha messo fine ai negoziati.

La mano che firmò il trattato produsse una febbre.
E la penuria crebbe, e le locuste vennero;
Grande è la mano che ha dominio sull’uomo
Scarabocchiando un nome.

I cinque re contano i morti, mala piaga
Incrostata non curano, la fronte non carezzano;
Una mano governa la pietà come governa i cieli;
Dalle mani non scorrono le lacrime.

* * *

The hand that signed the paper felled a city;
Five sovereign fingers taxed the breath,
Doubled the globe of dead and halved a country;
These five kings did a king to death.

The mighty hand leads to a sloping shoulder,
The finger joints are cramped with chalk;
A goose’s quill has put an end to murder
That put an end to talk.

The hand that signed the treaty bred a fever,
And famine grew, and locusts came;
Great is the hand that holds dominion over
Man by a scribbled name.

The five kings count the dead but do not soften
The crusted wound nor stroke the brow:
A hand rules pity as a hand rules heaven;
Hands have no tears to flow.

JORGE LUIS BORGES – UN PATIO

Jorge Luis Borges
Fervor de Buenos Aires
Un patio
Leído por Luigi Maria Corsanico

Fervor de Buenos Aires es el primer libro de poesía del escritor argentino Jorge Luis Borges, publicado en 1923 por la Imprenta Serrantes.
El libro fue reescrito de forma radical en 1969 [Editorial: Emecé Editores – Buenos Aires, 1969] y republicado, con un prologo que negaba el hecho de que hubiera sido reescrito: “No he reescrito el libro. He mitigado sus excesos barrocos, he limado asperezas, he tachado sensiblerías y vaguedades…·

Juan Antonio Vargas y Guzmán
Sonata VIII para Guitarra
Obra extraída del álbum: Tente en el Ayre, Música Barroca de la Nueva España.
Interpretan: La Fontegara.


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Con la tarde
se cansaron los dos o tres colores del patio.
Esta noche, la luna, el claro círculo,
no domina su espacio.
Patio, cielo encauzado.
El patio es el declive
por el cual se derrama el cielo en la casa.
Serena,
la eternidad espera en la encrucijada de estrellas.
Grato es vivir en la amistad oscura
de un zaguán, de una parra y de un aljibe.

JORGE LUIS BORGES – UN PATIO / Traduzione di Domenico Porzio

Jorge Luis Borges
Fervore di Buenos Aires, 1923
Un patioLettura di Luigi Maria Corsanico

JORGE LUIS BORGES
TUTTE LE OPERE
A cura di Domenico Porzio
Volume primo
ARNOLDO MONDADORI – I Meridiani 1984

Juan Antonio Vargas y Guzmán
Sonata VIII para Guitarra
Obra extraída del álbum: Tente en el Ayre, Música Barroca de la Nueva España.
Interpretan: La Fontegara.

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Con la sera
si stancarono i due o tre colori del patio.
Questa notte la luna, il chiaro cerchio,
non domina il suo spazio.
Patio, cielo incanalato.
il patio è il declivio
sul quale straripa il cielo nella casa.
Serena
l’eternità attende al crocevia delle stelle.
È bello vivere con l’amicizia oscura
di un atrio, di una pergola e di una cisterna.

JORGE LUIS BORGES – LE CAUSE

JORGE LUIS BORGES – LE CAUSE
Jorge Luis Borges
TUTTE LE OPERE
a cura di Domenico Porzio, volume secondo
ARNOLDO MONDADORI EDITORE 1985

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Glenn Gould plays Johann Sebastian Bach’s Partita no.6 in E minor, BWV830

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I ponenti e le generazioni.
I giorni di cui nessuno fu il primo.
La frescura dell’acqua nella gola di Adamo.
L’ordinato Paradiso.
L’occhio che sta decifrando la tenebra.
L’amore dei lupi al farsi dell’alba.
La parola. L’esametro. Lo specchio.
La torre di Babele e la superbia.
La luna che guardavano i caldei.
Le sabbie innumerevoli del Gange.
Chang-Tzu e la farfalla che lo sogna.
Le mele d’oro delle isole.
I passi dell’errante labirinto.
L’infinito tessuto di Penelope.
Il tempo circolare degli stoici.
La moneta in bocca di chi è morto.
Il peso della spada sulla bilancia.
Ogni goccia d’acqua nella clessidra.
Le aquile, gli sfarzi, le legioni.
Cesare nel mattino di Farsaglia.
L’ombra delle croci sopra la terra.
L’algebra e la scacchiera del persiano.
Le tracce delle lunghe migrazioni.
La conquista di regni con la spada.
La bussola incessante. Il mare aperto.
L’eco dell’orologio nel ricordo.
Il re giustiziato con la mannaia.
La polvere infinita che fu eserciti.
La voce dell’usignolo in Danimarca.
Lo scrupoloso tratto del calligrafo.
Il volto del suicida nello specchio.
La carta di chi bara. L’oro avido.
Le forme della nube nel deserto.
Ogni arabesco del caleidoscopio.
Ogni rimorso ed anche ogni lacrima.
Tutte queste cose abbisognarono
perché le nostre mani s’incontrassero.

JORGE LUIS BORGES – LAS CAUSAS

JORGE LUIS BORGES – LAS CAUSAS
HISTORIA DE LA NOCHE
EMECÉ EDITORES, Buenos Aires, 1977

Leído por Luigi Maria Corsanico

Glenn Gould plays Johann Sebastian Bach’s Partita no.6 in E minor, BWV830

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Los ponientes y las generaciones.
Los días y ninguno fue el primero.
La frescura del agua en la garganta
de Adán. El ordenado Paraíso.
El ojo descifrando la tiniebla.
El amor de los lobos en el alba.
La palabra. El hexámetro. El espejo.
La Torre de Babel y la soberbia.
La luna que miraban los caldeos.
Las arenas innúmeras del Ganges.
Chuang-Tzu y la mariposa que lo sueña.
Las manzanas de oro de las islas.
Los pasos del errante laberinto.
El infinito lienzo de Penélope.
El tiempo circular de los estoicos.
La moneda en la boca del que ha muerto.
El peso de la espada en la balanza.
Cada gota de agua en la clepsidra.
Las águilas, los fastos, las legiones.
César en la mañana de Farsalia.
La sombra de las cruces en la tierra.
El ajedrez y el álgebra del persa.
Los rastros de las largas migraciones.
La conquista de reinos por la espada.
La brújula incesante. El mar abierto.
El eco del reloj en la memoria.
El rey ajusticiado por el hacha.
El polvo incalculable que fue ejércitos.
La voz del ruiseñor en Dinamarca.
La escrupulosa línea del calígrafo.
El rostro del suicida en el espejo.
El naipe del tahúr. El oro ávido.
Las formas de la nube en el desierto.
Cada arabesco del calidoscopio.
Cada remordimiento y cada lágrima.
Se precisaron todas esas cosas
para que nuestras manos se encontraran.

CHARLES BUKOWSKI FUORI POSTO

Charles Bukowski – Fuori posto /displaced
Da:
Cena a sbafo (Testo inglese a fronte)
Charles Bukowski
Traduttore: Simona Viciani
Editore: Guanda
Collana: Poeti della Fenice
Anno edizione: 2009

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Miles Davis Quintet Live at Teatro dell’Arte in Milan, Italy on October 11, 1964

Charles Bukowski – displaced 3/4/1990
Sifting Through the Madness for the Word, the Line, the Way
New Poems
John Martin Editor / HarperCollins Publishers Inc.
New York


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Brucia all’inferno
questa parte di me che non si trova bene in nessun posto
mentre le altre persone trovano cose
da fare
nel tempo che hanno
posti dove andare
insieme
cose da
dirsi.

Io sto
bruciando all’inferno
da qualche parte nel nord del Messico.
Qui i fiori non crescono.

Non sono come
gli altri
gli altri sono come
gli altri.

Si assomigliano tutti:
si riuniscono
si ritrovano
si accalcano
sono
allegri e soddisfatti
e io sto
bruciando all’inferno.

Il mio cuore ha mille anni.
Non sono come
gli altri.
Morirei nei loro prati da picnic
soffocato dalle loro bandiere
indebolito dalle loro canzoni
non amato dai loro soldati
trafitto dal loro umorismo
assassinato dalle loro preoccupazioni.

Non sono come
gli altri.
Io sto
bruciando all’inferno.

L’inferno di
me stesso.

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burning in hell
this piece of me fits in nowhere
as other people find things
to do
with their time
places to go
with one another
things to say
to each other.

I am
burning in hell
some place north of Mexico.
flowers don’t grow here.

I am not like
other people
other people are like
other people.

they are all alike:
joining
grouping
huddling
they are both
gleeful and content
and i am
burning in hell.

my heart is a thousand years old
I am not like
other people.
I’d die on their picnic grounds
smothered by their flags
slugged by their songs
unloved by their soldiers
gored by their humor
murdered by their concern.

I am not like
other people.
I am
burning in hell.

the hell of
myself.

3/4/1990

Charles Baudelaire – Spleen LX

Charles Baudelaire
I fiori del male

1857 – 1861
Traduzione di Marcello Comitini
© 2016 – Tutti i diritti riservati Comitini Marcello
Edizioni Caffè Tergeste


Lettura di Luigi Maria Corsanico


Richard Wagner
Wesendonck Lieder, Träume
Jill Valentine, viola
Madeline Slettedahl, piano

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Sono pieno di ricordi come avessi mille anni.

Un mobile enorme con cassetti colmi di versi,
bilanci, processi, romanze, dolci biglietti
con spesse ciocche di capelli avvolte nelle quietanze,
nasconde meno segreti del mio triste cervello.
È una piramide, un immenso sepolcro nascosto
che contiene più morti di una fossa comune.
Io sono un cimitero che la luna rifugge,
dove lunghi versi, strisciando come rimorsi,
si accaniscono sempre sui miei morti più cari.
Sono una vecchia stanza piena di rose appassite
dove giacciono in gran disordine modelli superati,
dove pastelli lacrimosi e pallidi Boucher
aspirano il profumo vecchio di un flacone aperto.
Nulla eguaglia in lunghezza queste giornate assurde
quando sotto i fiocchi pesanti di nevose annate
la noia, frutto della piatta apatia,
assume le dimensioni di un essere immortale.
— Ormai tu non sei, o materia vivente,
che una roccia circondata da spaventose onde,
una roccia assopita in fondo a un Sahara brumoso,
una vecchia sfinge ignorata da un mondo senza pensieri,
dimenticata dagli atlanti, e dall’umore scontroso
che canta solamente ai raggi del tramonto.

Fëdor Michajlovič Dostoevskij – Il Grande Inquisitore

Fëdor Michajlovič Dostoevskij
I fratelli Karamàzov
Cap.V – Il Grande Inquisitore

traduzione di Maria Rosaria Fasanelli, Collana I Grandi Libri, Milano, Garzanti, 1992
Lettura di Luigi Maria Corsanico

Dipinto di Ilya Glazunov
Grande Inquisitore,1985

Dipinti della Cattedrale di Siviglia, AA.VV.

Alexander Scriabin:
Prelude Op.31 – No.1 in D flat major
Piano Sonata 1 in F Minor Op. 6 – IV

FERNANDO PESSOA POESIE INEDITE

Fernando Pessoa
Poesie inedite

Traduzione di Marcello Comitini

Lettura di Luigi Maria Corsanico

Poesias Inéditas (1919-1930) Lisboa: Ática, 1956
Novas Poesias Inéditas. Lisboa: Ática, 1973

Dmitri Shostakovich
String Quartet No. 8 in C minor, Op. 110
1st movement (Largo)
Borodin String Quartet

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DEUS 3.6.1913

Avolte sono il dio che porto in me
E sono anche il dio, il credente e la preghiera
E il simulacro d’avorio
dove quel dio si smemora.

A volte sono solo un ateo
di quel dio che io sono quando mi esalto.
Vedo dentro me un intero cielo
ed è il puro vuoto di un cielo alto.

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22.11.1928

La speranza come un fiammifero ancora acceso,
L’ho lasciata cadere sul pavimento. Si è spenta sul pavimento illeso.
Il fallimento sociale del mio destino
L’ho riconosciuto, come un mendicante in prigione.

Ogni giorno mi trascina con qualcosa da sperare
Qualcosa che nessun giorno potrà dare.
Ogni giorno mi stanca con le sue speranze…
Ma vivere è sperare e stancarsi.

La promessa non sarà mai mantenuta
Perché nel promettere si è compiuto il destino.
Quello che si spera, se la speranza è entusiasmo,
È stato speso sperandolo, ed è già finito.

Quanta rivincita pensi contro il destino
Nemmeno i versi possono esprimerla. E il dado
Rotolato sotto il tavolo, la carta nascosta
Neppure il giocatore stanco li cerca.

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28.12.1928

La pallida luce della mattina d’inverno,
il molo e la ragione
non danno speranza, nemmeno una sola speranza,
al mio cuore.
Quel che deve essere,
sia che io lo desideri o meno.

Nel rumore del molo, nel turbinio del fiume
nella strada che si risveglia
niente più silenzio, nemmeno un nulla
per il mio sperare.
Quel che non deve essere
altrove sarà, se lo pensassi; tutto il resto è sognare.

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19 novembre 1935
Ultimo componimento poetico scritto da Fernando Pessoa undici giorni prima della morte.

Ci sono malattie peggiori delle malattie,
Ci sono dolori che non dolgono, nemmeno nell’anima,
Ma sono più dolorosi degli altri.
Ci sono angustie sognate più reali
Di quelle che la vita ci porta, ci sono sensazioni
Provate solo con l’immaginario
Che sono più nostre della nostra vita.
Ce ne sono così tante che, senza esistere,
esistono, esistono lungamente,
E lungamente sono nostre, siamo noi …
Sopra il verde torbido dell’ampio fiume
Gli archi bianchi dei gabbiani …
Sopra l’anima il volteggiare inutile
Di quel non era, né poteva essere, e questo è tutto.

Dammi più vino, perché la vita non è niente.