Cesare Pavese – Mattino


Cesare Pavese
Mattino  [9-18 agosto 1940]
da “Le poesie aggiunte”, in “Lavorare stanca”,
Einaudi, Torino, 1998
 
Lettura di Luigi Maria Corsanico
 
Nino Rota, Nadia

La finestra socchiusa contiene un volto
sopra il campo del mare. I capelli vaghi
accompagnano il tenero ritmo del mare.

Non ci sono ricordi su questo viso.
Solo un’ombra fuggevole, come di nube.
L’ombra è umida e dolce come la sabbia
di una cavità intatta, sotto il crepuscolo.
Non ci sono ricordi. Solo un sussurro
che è la voce del mare fatta ricordo.

Nel crepuscolo l’acqua molle dell’alba
che s’imbeve di luce, rischiara il viso.
Ogni giorno è un miracolo senza tempo,
sotto il sole: una luce salsa l’impregna
e un sapore di frutto marino vivo.

Non esiste ricordo su questo viso.
Non esiste parola che lo contenga
o accomuni alle cose passate. Ieri,
dalla breve finestra è svanito come
svanirà tra un istante, senza tristezza
né parole umane, sul campo del mare.

Cesare Pavese da “Il mestiere di vivere”

Registrazione dell’11 giugno 2012

Da “Il mestiere di vivere” di Cesare Pavese
Il dolore
Lettura di Luigi Maria Corsanico
Pianoforte: L.M.Corsanico

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

30 ottobre 1940

Il dolore non è affatto un privilegio, un segno di nobiltà, un ricordo di Dio.
Il dolore è una cosa bestiale e feroce, banale e gratuita, naturale come l’aria.
È impalpabile, sfugge a ogni presa e a ogni lotta; vive nel tempo, è la stessa cosa che il tempo; se ha dei sussulti e degli urli, li ha soltanto per lasciar meglio indifeso chi soffre, negli istanti che seguiranno, nei lunghi istanti in cui si riassapora lo strazio passato e si aspetta il successivo.
Questi sussulti non sono il dolore propriamente detto, sono istanti di vitalità inventati dai nervi per far sentire la durata del dolore vero, la durata tediosa, esasperante, infinita del tempo-dolore.
Chi soffre è sempre in stato d’attesa – attesa del sussulto e attesa del nuovo sussulto.
Viene il momento che si grida senza necessità, pur di rompere la corrente del tempo, pur di sentire che accade qualcosa, che la durata eterna del dolore bestiale si è un istante interrotta- sia pure per intensificarsi.
Qualche volta viene il sospetto che la morte – l’inferno- consisterà ancora del fluire di un dolore senza sussulti, senza voce, senza istanti, tutto tempo e tutto eternità, incessante come il fluire del sangue in un corpo che non morirà più.

LUIGI PIRANDELLO / AUDIOLIBRO LA TRAGEDIA D’UN PERSONAGGIO

Luigi Pirandello nasce il 28 giugno 1867, nei pressi di Girgenti (Agrigento), nella tenuta paterna denominata Caos.

«Io son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco “Kaos”.» (Luigi Pirandello)

La tragedia d’un personaggio1911
Da: “Novelle per un anno”, nella Raccolta “L’uomo solo” (Firenze, Bemporad, 1922).
Prima pubblicazione: Corriere della Sera, 19 ottobre 1911, poi in “La trappola”, Treves 1915.
Dalla novella «La tragedia d’un personaggio» (insieme con «Personaggi» e «Colloqui coi personaggi») è stato tratto lo spunto per la commedia “Sei personaggi in cerca d’autore”, rappresentata nel 1921, che ha dischiuso a Pirandello le vie di un grande successo internazionale.

LETTURA DI LUIGI MARIA CORSANICO

Sur de Chile

Región de La Araucanía, volcán Llaima
Región de La Araucanía, volcán Lanin
Región de La Araucanía, Salto El Léon
Región de Los Ríos, Huilo Huilo
Región de Los Ríos, Huilo Huilo
Región de La Araucanía, volcán Villarrica
Región de Los Lagos, volcán Puntiagudo y Osorno, desde el Cerro Colorado
Región de Los Lagos, volcán Puntiagudo
Región de La Araucanía, Ojos del Caburgua
Región de Los Ríos, Huilo Huilo
Flores del Notro

JOHANN SEBASTIAN BACH – Canone alla Seconda, Canone alla Sesta

JOHANN SEBASTIAN BACH (Eisenach 1685 – Lipsia 1750) – Canone alla Seconda, Canone alla Sesta – (dalle Variazioni Goldberg BWV 988)

All’organo il Maestro Luigi Scopel

Organo “G. Callido (1780) – G.B. De Lorenzi” (1864) della Pieve di S. Giustina in Auronzo di Cadore.

Nella foto: particolare dei registri

Fernando Pessoa – Nuvole

Fernando Pessoa – Nuvole
Lisbona, 15.9.1931
da “Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares
Traduzione di Antonio Tabucchi
Universale Economica Feltrinelli

Lettura di Luigi Maria Corsanico del 20 dicembre 2015

Gymnopédie No. 1, Variation 1 (Arr. for Jazz Trio) – Jacques Loussier

Fotografie di L.M.Corsanico

~~~~~~~

Nuvole… Oggi sono consapevole del cielo, poiché ci sono giorni in cui non lo guardo ma solo lo sento, vivendo nella città senza vivere nella natura in cui la città è inclusa.
Nuvole… Sono loro oggi la principale realtà, e mi preoccupano come se il velarsi del cielo fosse uno dei grandi pericoli del mio destino.
Nuvole… Corrono dall’imboccatura del fiume verso il Castello; da Occidente verso Oriente, in un tumultuare sparso e scarno, a volte bianche se vanno stracciate all’avanguardia di chissà che cosa; altre volte mezze nere, se lente, tardano ad essere spazzate via dal vento sibilante; infine nere di un bianco sporco se, quasi volessero restare, oscurano più col movimento che con l’ombra i falsi punti di fuga che le vie aprono fra le linee chiuse dei caseggiati.
Nuvole… Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. Sono l’intervallo fra ciò che sono e ciò che non sono, fra quanto sogno di essere e quanto la vita mi ha fatto essere, la media astratta e carnale fra cose che non sono niente più il niente di me stesso.
Nuvole… Che inquietudine se sento, che disagio se penso, che inutilità se voglio!
Nuvole… Continuano a passare,alcune così enormi ( poiché le case non lasciano misurare la loro esatta dimensione ) che paiono occupare il cielo intero; altre di incerte dimensioni, come se fossero due che si sono accoppiate o una sola che si sta rompendo in due, a casaccio, nell’aria alta contro il cielo stanco; altre ancora piccole, simili a giocattoli di forme poderose, palle irregolari di un gioco assurdo, da parte, in un grande isolamento fredde.
Nuvole… Mi interrogo e mi disconosco. Non ho mai fatto niente di utile né faro niente di giustificabile. Quella parte della mia vita che non ho dissipato a interpretare confusamente nessuna cosa, l’ho spesa a dedicare versi prosastici alle intrasmissibili sensazioni con le quali rendo mio l’universo sconosciuto. Sono stanco di me oggettivamente e soggettivamente. Sono stanco di tutto e del tutto di tutto.
Nuvole… Esse sono tutto,crolli dell’altezza, uniche cose oggi reali fra la nulla terra e il cielo inesistente; brandelli indescrivibili del tedio che loro attribuisco: nebbia condensata in minacce incolori; fiocchi di cotone sporco di un ospedale senza pareti.
Nuvole… Sono come me un passaggio figurato tra cielo e terra, in balìa di un impulso invisibile, temporalesche o silenziose, che rallegrano per la bianchezza o rattristano per l’oscurità, finzioni dell’intervallo e del discammino, lontane dal rumore della terra, lontane dal silenzio del cielo.
Nuvole… Continuano a passare, continuano ancora a passare, passeranno sempre continuamente, in una sfilza discontinua di matasse opache, come il prolungamento diffuso di un falso cielo disfatto.

ANTONIO VIVALDI: “L’Inverno”

ANTONIO VIVALDI (Venezia 1678 – Vienna, 28 luglio 1741) – Concerto in Fa minore per violino, archi e continuo “L’Inverno”, op. VIII n. 4 / RV 297, da “Il cimento dell’armonia e dell’invenzione” 1725

Trascrizione per organo del Maestro Luigi Scopel

Organo Callido 1791 della Chiesa dei Ss. Simone e Taddeo di Borca di Cadore.

I. Allegro non molto (00:00)
II. Largo (03:30)
III. Allegro (05:11)

Nelle foto: Partitura della prima esecuzione.